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E' il primo romanzo di Andrea Camilleri a sbarcare sul grande schermo invece che sul piccolo, La scomparsa di Patò. E a rendere intrigante il debutto cinematografico dell'autore di bestseller più amato d'Italia, con questa storia sicliana d'epoca diretta da Rocco Mortelliti, c'è soprattutto il personaggio citato nel titolo, interpretato da Neri Marcoré: una sorta di Mattia Pascal furbetto, eterna maschera italiana di uomo che fa guai e poi si imbosca. "Un finissimo fababutto che riesce a fregare anche la mafia - lo descrive così lo scrittore, alla presentazione ufficiale del film - ancora adesso, nel nostro Paese, di Patò ce ne sono tanti: ma a differenza di allora, quelli di oggi fanno l'imbroglio e non scompaiono. Sono sempre lì...". Un concetto, quello dell'attualità della vicenda attorno a cui ruotano sia il libro che la pellicola, specificato con chiarezza anche maggiore da Marcorè: "I Patò dei nostri tempi guidano le navi, fanno i politici, sono ovunque. Solo che all'epoca non c'era internet e si potevano nascondere già a trenta chilometri da casa, ora invece pure se vai su un atollo del Pacifico ti beccano: anche perché sicuramente arriva a cercarti una telecamera di Chi l'ha visto?". Nulla di tutto questo, naturalmente, nell'anno di grazia 1890, nella "solita" Vigata patria di Montalbano in cui è ambientato il film: l'irreprensibile ragioniere della banca locale sparisce all'improvviso, mentre veste i panni di Giuda nella rappresentazione del Venerdì Santo. La moglie devota - la interpreta Alessandra Mortelliti, attrice teatrale figlia del regista e nipote di Camilleri - è inconsolabile. A indagare, all'inizio in aperto contrasto poi in tandem, sono un carabiniere (Nino Frassica) e un poliziotto (Antonio Casagrande) che viene dal "Nord", cioè da Napoli: dipaneranno un'intricata matassa.
"L'ispirazione per la storia - racconta oggi lo scrittore - mì è venuta dalla ultime due righe di A ciascuno il suo di Sciascia, in cui si accenna alla scomparsa di un certo Patò dopo essere caduto dal sottopalco mentre recitava la Morteria (la passione di Cristo, ndr). Quanto alla trasposizione, come sempre quando si tratta delle mie opere preferisco farla fare agli sceneggiatori, più bravi di me a tradurre le mie parole in immagini. In questo caso, sono soddisfatto perché hanno mantenuto i due elementi principali del racconto. Primo: evidenziare il perché e per come un uomo scompare. Secondo: la supponenza e la stupidità del potere, che vuole che un certo fatto sia visto solo coi suoi occhi". Rocco Mortelliti, seduto accanto a lui, sottolinea anche altri due elementi. Uno di fedeltà: "Ho voluto mantenere quel linguaggio burocratese del libro, che a me piace moltissimo". E uno di discontinuità: "Sulla pagina il poliziotto e il carabiniere sono entrambi siciliani, io invece ho reso il poliziotto napoletano per introdurre un punto di vista esterno". Mentre sua figlia Alessandra commenta il lavoro con ben due componenti della sua famiglia: "Collaborare con mio padre è stato ambivalente: da un lato la rilassatezza, dall'altro le bacchettate frequenti e incalzanti. Poi mi fido molto del parere di mio nonno: è il mio consigliere su tutto cioè che faccio"...(CONTINUA)
di claudia morgoglione (da Repubblica)
FONTE: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/02/20/news/camilleri_pato-30197099/
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