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Malattie

Tuesday 30 october 2 30 /10 /Ott 23:15

Meno infarti con l’ora solare? Sembrerebbe proprio di sì, almeno per ciò che riguarda il primo lunedì subito dopo la sistemazione delle lancette. Ad occuparsi di questo tema ed a darci spiegazioni in merito ci ha pensato uno studio del Karolinska Institute di Stoccolma,  secondo il quale il cambio di orario e la conseguente ora di sonno in più potrebbero avere un ruolo chiave nella diminuzione del numero di infarti del 10 per cento.

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Anche alcuni esperti italiani sono della stessa opinione.  E questo è dovuto al fatto che l’osservazione del manifestarsi di questi particolari eventi cardiovascolari ha mostrato avere un ritmo “settimanale” ed annuale. Ed il lunedì sembra essere proprio il giorno peggiore, quello nel quale l’incidenza degli episodi di infarto raggiunge il suo picco. Secondo gli studiosi questo sarebbe dovuto al fatto che in questo preciso giorno si “sommano” tre fattori di rischio considerati determinanti dagli specialisti: il dormire meno, il dormire in orari non consoni rispetto al nostro orologio biologico e lo stress tipico della ripresa di inizio settimana. Dagli addetti ai lavori viene tutto riassunto nel concetto di jetlag sociale: la realtà dei fatti è che l’organismo risulta essere più sensibile a livello cardiovascolare a causa del maggiore lavoro condotto dal sistema nervoso simpatico e dalla produzione di citochine.

Nel caso dell’ora solare, potendo contare, almeno il primo giorno su quell’ora di sonno in più, la persona può usufruire di un beneficio per il proprio organismo che si traduce il lunedì successivo, in un numero più basso di eventi infausti cardiaci. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista di settore The New England Journal of Medicine.

fonte: http://www.medicinalive.com/medicina-news/meno-infarti-ora-solare/

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Le leggi contro il fumo nei posti di lavoro proteggono dall’infarto. La conferma giunge dalla Olmest County, una contea dello Stato americano del Minnesota, dove questi provvedimenti sono riusciti a ridurre il numero di attacchi di cuore, nella popolazione, da circa 150 a 100 per ogni 100mila abitanti, secondo un rapporto appena pubblicato da Archives of Internal Medicine. Si sa che il fumo passivo è correlato con la comparsa di malattie cardiache nei non fumatori e alcuni studi suggeriscono addirittura che i suoi effetti negativi sul cuore siano paragonabili a quelli del fumo attivo.

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Ecco perché alcuni ricercatori americani, guidati da Richard Hurt della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota), hanno pensato di studiare le ripercussioni della legge che proibisce il fumo nei ristoranti (entrata in vigore nel 2002) e di quella più severa che lo vieta in tutti i luoghi di lavoro, bar compresi (del 2007) sulla popolazione della Olmest County. Hanno valutato l’incidenza di infarti e morti improvvise nei 18 mesi antecedenti la legge del 2002 e nei 18 mesi successivi a quella del 2007, dimostrando che il numero dei primi si è ridotto del 33 per cento e delle seconde del 17 per cento (sono passate da 109 a 92 ogni 100mila abitanti).

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Sunday 28 october 7 28 /10 /Ott 17:32

Il 29 ottobre si celebra la Giornata mondiale della psoriasi, malattia che nel nostro Paese colpisce 2,5 milioni di individui. L'Associazione per la difesa degli psoriaci (Adipso) lancia APPelle, una campagna multichannel. Il punto sulla patologia con Mara Maccaroni, presidente Adipso e Gianfranco Altomare, docente di Dermatologia all'Università di Milano e direttore della clinica dermatologica IRCCS Galeazzi.

psoriasi.jpg

Quasi il 3% della popolazione deve fare i conti con la psoriasi: più di 125 milioni di persone nel mondo, circa 2 milioni e mezzo in Italia. Di questi, il 10 per cento è colpito da una forma grave o complicata di psoriasi che può richiedere anche il ricovero ospedaliero e mediamente il 20 per cento presenta segni di artrite psoriasica. Tra le malattie diagnosticate dal dermatologo la psoriasi è una delle più frequenti. La forma più comune è la psoriasi a placche (circa l’80 per cento delle diagnosi). L’età di comparsa della malattia è variabile, ma ci sono fasce di età in cui si manifesta con maggior incidenza: il 59 per cento dei soggetti hanno avuto la comparsa della malattia entro i 39 anni di età. Un paziente affetto da psoriasi moderata/grave ha un incremento di mortalità di circa il 10 per cento rispetto alla popolazione generale e ha un’aspettativa di vita dai tre ai quattro anni inferiore rispetto ad un individuo senza psoriasi.

psoriasi2.jpg

La psoriasi non è solo una malattia della pelle, ma una patologia sistemica ad andamento cronico recidivante. La psoriasi si manifesta con la comparsa di chiazze rossastre dai contorni ben demarcati e ricoperte di squame sovrapposte dal colore bianco-argenteo. Spesso le zone in cui compaiono le chiazze diventano sede di prurito più o meno intenso, a seconda della reazione individuale all’infiammazione. Il processo alla base dello sviluppo delle lesioni psoriasiche è caratterizzato da una moltiplicazione eccessiva delle cellule dell’epidermide, nella quale un ruolo determinante è svolto dall’alterata funzione di alcune popolazioni di cellule del sistema immunitario, i linfociti T. In condizioni normali, infatti, le cellule dell’epidermide passano dallo strato basale allo strato corneo nell’arco di circa 28 giorni.

Nella psoriasi, al contrario, il ciclo completo di maturazione cellulare può avvenire nell’arco di soli 3-4 giorni. La psoriasi può manifestarsi in forma lieve, moderata e grave. Nelle forme lievi la patologia interessa in genere zone abbastanza circoscritte della cute, mentre in quelle moderate e gravi si manifesta in zone cutanee via via più estese, potendo coinvolgere anche altri organi e apparati.

( a cura di irma d'aria da La Repubblica )

fonte: http://www.repubblica.it/salute/interattivi/2012/10/26/news/la_giornata_contro_la_psoriasi-45373614/

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Wednesday 3 october 3 03 /10 /Ott 15:18

Contro il diabete c'è un condimento da utilizzare: infatti, sono sufficienti quattro cucchiai di olio d'oliva al dì, possibilmente insieme a una dieta sana e un po' di esercizio ginnico, per tutelare il fegato e allontanare il diabete. Tutto merito degli acidi grassi monoinsaturi che permettono di ridurre di un terzo l'accumulo di grasso nel fegato, un problema per l'80 per cento dei pazienti con diabete di tipo 2, ovvero quello che si sviluppa in età adulta.

oliodoliva.jpg

Il potere dell'olio d'oliva è al centro di una ricerca svolta dai ricercatori della Società italiana di diabetologia (SId) dell'Università Federico II di Napoli che hanno portato un po' di profumi mediterranei al congresso dell'European Association For The Study Of Diabetes (Easd), in corso a Berlino fino al 5 ottobre.  

I ricercatori coordinati da Angela Rivellese hanno studiato gli effetti su 45 pazienti con diabete di tipo 2 di una dieta ricca di acidi grassi monoinsaturi – ne sono ricchi oltre all'olio d'oliva anche mandrole, nocciole e pistacchi – per otto settimane, scoprendo che riducono l'accumulo di grasso del 25-30%.  “Gli acidi grassi monoinsaturi sono perciò estremamente utili per i diabetici – spiega Rivellese -, che vanno incontro a steatosi epatica nell’80% dei casi: la steatosi infatti è correlata all’insulino-resistenza, può essere coinvolta nell’insorgenza e nella progressione del diabete e può avere altre conseguenze deleterie sulla salute"...( CONTINUA)  

fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/14710-olio-d-oliva-4-5-cucchiai-al-giorno-proteggono-dal-diabete?refresh_ce

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Friday 14 september 5 14 /09 /Set 22:57

Assumere passivamente il fumo fa male (anche) alla memoria. E' ciò che emerge da uno studio sugli effetti esercitati sul cervello dalle sostanze dannose rilasciate nell’aria dalla combustione del tabacco. Ad effettuare la scoperta sono stati gli studiosi della Northumbria University di Newcastle-upon-Tyne (Gran Bretagna), i quali hanno inserito i risultati dei loro studi sull’edizione web della rivista Addiction. Lo studio svolto dagli autori di questa ricerca mette in mostra che il fumo danneggia sia la memoria dei fumatori, che quella dei non fumatori. Mentre nei primi la perdita di memoria è del 30 per cento, nei secondi le capacità mnemoniche sono ridotte del 20 per cento. E’ possibile, quindi, concludere che il fumo passivo, l’unico con cui viene a contatto chi non fuma, può arrivare a ridurre del 20 per cento la capacità di ricordare di chi non accende nemmeno una sigaretta durante la giornata.

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I non-fumatori coinvolti nella ricerca hanno raccontato di essere stati esposti al fumo passivo per una media di 25 ore alla settimana per 4 anni e mezzo. L’esposizione passiva era dovuta o al fatto di vivere con dei fumatori o di passare del tempo con persone con il vizio delle bionde. I ricercatori hanno confrontato le loro capacità mnemoniche (sia quelle riguardanti azioni da ripetere dopo un po’ di tempo, che quelle che consentono di ricordare azioni da svolgere in futuro) di tali persone con quelle di un gruppo di fumatori e di un gruppo di non fumatori non esposti al fumo passivo. Tom Heffernan, coautore dello studio, ha spiegato che questi risultati suggeriscono che i deficit correlati all’esposizione al fumo passivo coinvolgono le funzioni cognitive di tutti i giorni. Poco tempo fa una ricerca aveva sottolineato che, in realtà, il fumo passivo è pericoloso anche all’aria aperta. 

fonte: http://www.benessereblog.it/post/19355/fumo-passivo-ad-essere-a-rischio-e-anche-la-memoria

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Monday 10 september 1 10 /09 /Set 14:31

I primi segni dell'arrivo del pericoloso morbo di Alzheimer potrebbero essere rappresentati da alcuni disturbi del sonno. Lo sostiene uno studio apparso sulla rivista 'Science Translational Medicine', per ora solo sulle cavie ma che potrebbe essere valida anche per l'essere umano. Lo studio della Washington University di Saint Louis si e' concentrato sulle placche di proteine beta amiloidi che sono il principale motivo della patologia.

arrivo-alzhimer.jpg

I livelli delle proteine si alzano e si abbassano nelle 24 ore sia negli uomini che nei topi, ma in chi soffre di Alzheimer formano invece placche permanenti. Lo studio ha evidenziato che i topi notturni dormono per 40 minuti per ogni ora durante il giorno, ma appena iniziano a formarsi le placche il sonno si riduce ad appena 30 minuti: "Se questo problema inizia cosi' presto anche nell'uomo - commenta David Holtzman, uno degli autori - i cambiamenti potrebbero essere usati per la diagnosi precoce della malattia".

 

fonte: http://salute.agi.it/primapagina/notizie/201209101143-hpg-rsa1009-alzheimer_alcuni_disturbi_del_sonno_il_primo_sintomo

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Thursday 30 august 4 30 /08 /Ago 20:54

Che il fumo abbia conseguenze negative non è certamente una novità, peraltro è scritto su tutti i pacchetti. Ma oltre le venti sigarette, stando a un recente studio coreano ad opera della Seoul National University Hospital, aumenta il rischio di un'emorragia sub-aracnoidea (ESA) nella porzione inclusa tra l'aracnoide e la pia madre. Sono due meningi che proteggono il cervello avvolgendolo. Per arrivare a queste conclusioni, gli studiosi hanno confrontato 426 pazienti con sanguinamenti al cervello, con altrettante persone sane che fungevano da gruppo di controllo. I soggetti arruolati avevano un'età media di una cinquantina di anni ed hanno descritto in modo dettagliato la loro storia sanitaria, le loro abitudini di vita, oltre al numero delle sigarette fumate quotidianamente.

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Dunque è emerso che nel gruppo di partecipanti che aveva sofferto di ESA, il numero di fumatori era molto più elevato, come anche quello che presentava un'anamnesi familiare con casi di ipertensione e di ictus. I dati dicono che il rischio di sanguinamento cerebrale, grazie al fumo, passa dal 24% al 38%. Inoltre l'influenza esercitata dal fumo si cumula, cioè maggiore è il numero di sigarette fumate e più alta è la probabilità di sanguinamento. I fumatori incalliti che vanno oltre le 20 sigarette avevano un rischio quasi triplicato, prendendo in considerazione anche altri fattori di rischio come il peso corporeo, quantità di sale consumato ed eventuali casi di diabete in famiglia. L'emorragia sub-aracnoidea (ESA), il tipo di patologia considerata dai ricercatori coreani, è in genere dovuta alla rottura di un aneurisma al cervello. Quest'ultimo, in sintesi, è un'arteria che ha subito una deformazione. Dopo un evento del genere, le possibilità di sopravvivenza si attestano intorno al 50% dei casi e chi sopravvive rischia di dover affrontare disabilità a volte irreversibili.

fonte: http://www.vitadidonna.it/news-salute/4759-fumo-oltre-le-20-sigarette-si-triplica-il-rischio-di-emorragia-cerebrale-nei-fumatori.html

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