Mentre già tremila Rom sono stati espulsi da quando Hollande è presidente, in continuità con la politica degli anni di Sarkozy (l'unica differenza è che adesso vengono evitate le dichiarazioni brutali e ideologiche), il Grand Palais dedica una grande mostra al mito della Bohème, dalle prime rappresentazioni delle popolazioni chiamate «egiziane» nell'epoca classica, fino all'appropriazione della figura del bohémien, libero ed errante, fatta dagli artisti a metà del XIX secolo.
Scritto su un muro del Grand Palais di Parigi: «Se non sai dove vai, ricordati da dove vieni...». Questo proverbio rom accoglie i visitatori dell'esposizione 'Bohèmes', aperta fino al 14 gennaio 2013. I protagonisti sono gitani, zingari e vagabondi da sempre disprezzati dai sedentari ma amati e ammirati dagli artisti che, dall'età rinascimentale in poi, li hanno scelti come protagonisti delle loro opere. In mostra nel museo di Parigi 200 pitture, composizioni, testi che da Leonardo a Courbet, da De La Tour a Manet, da Rimbaud a Verlaine, da Puccini a Lenoir descrivono il fascino della vita nomade. Artisti pronti alla prova del fuoco della bohème, in cui in gioco è la vita, in un cammino ideale che dall'Italia passa in Francia, continua in Spagna e conquista l'Europa in toto. Un cammino lungo quattro secoli che racconta il fascino di chi sceglie, in ogni epoca, di rompere con il conformismo, rifiutare le strade già tracciate, sfidare il loro destino per trovare la libertà di cui da sempre si nutre l'arte - di Giacomo Leso da Parigi.
Intorno alla metà dell’Ottocento si sviluppa, in Francia, un atteggiamento mentale, più che un movimento, in virtù del quale gli artisti ed i giovani studenti esprimono il proprio malessere esistenziale ed il proprio anti-conformismo vivendo una vita disordinata, squattrinata ed errabonda, in uno stato di intima solitudine. Il loro riferimento è il nomadismo degli zingari che, provenienti dalla Boemia, sono approdati in Francia.
«Credo che l'attualità che conosciamo oggi non sia mai cessata – dichiara il curatore, Sylvain Amic, direttore del Museo delle Belle Arti di Rouen -. In tutte le epoche questo tema ha sempre occupato l'attualità tra leggi e sentimenti di rifiuto della figura del 'bohemien'. C'è un divorzio tra l'accettezione delle immagini e il rifiuto della realtà».
fonte: http://espresso.repubblica.it/multimedia/fotogalleria/32284166
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