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Lavoro e Carriera

Sunday 18 november 2012 7 18 /11 /Nov /2012 14:51

Il cane è uno dei segreti della felicità. Infatti, lo testimonia uno studio cominciato niente popodimeno che nel lontano 1940. Tale ricerca ha scoperto che '' amici - matrimonio felice - cane '' rappresentano i fattori che determinano la nostra felicità e la lunga vita e non dunque, come si è sempre ritenuto, contesto natale, livello economico e classe sociale.

terra_cane.jpg

La ricerca Grant, che attualmente prosegue per mano del direttore George Vaillant della Harvard Medical School, ha seguito più di 200 ragazzi americani fino alla loro vecchiaia così da poter avere elementi di valutazione lunghi una vita intera! Secondo Vaillant, i rapporti che ci appagano sono il segreto di una vita lunga e felice. Dati alla mano, di quei 200 ragazzi con cui era partita la ricerca (ora nell'età della pensione), solo 31 erano rimasti scapoli e, di quei 31, solo il 10 per cento è ancora vivo mentre, dei restanti ammogliati e felici, invece, ne sopravvivono ancora oggi più di un terzo.

caneterra.jpg

Secondo gli esiti della ricerca, per quanto concerne il matrimonio, la vita coniugale tocca l'apice della soddisfazione dopo i 70 anni mentre il modo di invecchiare dopo gli 80 dipende dalle abitudini di vita condotte entro i 50, più che dai geni. Vaillant ha affermato: "Avere una famiglia che ti ama è di grande importanza ma dai settanta ai novant'anni sareste sorpresi dalle persone che, a dispetto di enormi privazioni, provano a trovare ancora l'amore. Se vuoi essere felice e non hai un bambino di sei mesi che ti sorride, prendi un cucciolo". Avere un cane sembra essere il terzo ingrediente fondamentale, dopo il matrimonio e gli amici, per vivere a lungo e felici. Una precedente ricerca della Queens University di Belfast, infatti, aveva affermato che la presenza di un cane è un vero e proprio scudo contro le malattie e, comunque, ci aiutano a guarire più velocemente se ci ammaliamo, oltre a farci mantenere bassi i livelli di colesterolo e pressione arteriosa.

fonte: http://it.lifestyle.yahoo.com/blog/i-feel-good/il-cane-allunga-la-vita-162031537.html

Di mediavertigo - Pubblicato in : Lavoro e Carriera - Community : notizie in vetrina comunity
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Saturday 4 august 2012 6 04 /08 /Ago /2012 13:55

L’impianto di una pompa cardiaca è da sempre ritenuta un'operazione da effettuare ‘a cuore aperto’, o almeno era così fino ad oggi. Infatti, presso il Centro Gallucci dell'Azienda Ospedaliera dell'Università di Padova, il gruppo di specialisti coordinato da Gino Gerosa ha condotto un intervento di questo tipo in regime mini-invasivo, impiantando per la prima volta al mondo una pompa cardiaca Jarvik 2000 senza aprire lo sterno. Il paziente sessantasettenne che si è sottoposto all’intervento era affetto da cardiomiopatia dilatativa e non avrebbe potuto sopportare gli effetti di una procedura tradizionale, mentre in questo modo ha superato brillantemente il decorso post-operatorio.

pompacardiaca.jpg

“Sarebbero state molte le difficoltà che avrebbe dovuto superare questo paziente, per una operazione con tecnica tradizionale, quindi abbiamo deciso di operare nella maniera meno invasiva possibile”, ha dichiarato il dott. Gerosa. Il cardio-chirurgo ha poi precisato in conferenza stampa in che modo è stata svolta l’operazione, per cui è stato utilizzato anche l’Ecmo, ovvero una metodologia di assistenza cardiocircolatoria, che ha “sgonfiato” il cuore togliendo parte del sangue in modo da creare al di sotto del torace lo spazio necessario ai movimenti degli strumenti chirurgici. "L'approccio che abbiamo usato è stato quello di una piccola incisione di circa dieci centimetri sotto il pettorale sinistro, che ha consentito di ridurre con l'invasività chirurgica anche il dolore post operatorio”, ha spiegato. “La pompa assiale è stata dunque inserita preservando l'integrità ossea della parete toracica laterale ed evitando l'apertura completa dello sterno”.

fonte: http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=10336

Di mediavertigo - Pubblicato in : Lavoro e Carriera - Community : Dritte Sulla Rete
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Friday 20 july 2012 5 20 /07 /Lug /2012 22:35

Centinaia di vacanzieri si stanno trovando di fronte a un imprevisto che rischia seriamente di farli rimanere a terra, mandando in fumo il proprio viaggio. Tutta colpa delle nuove regole sui passaporti: dal 26 giugno 2012, infatti, i minori possono recarsi all'estero soltanto se sono in possesso di un documento di viaggio individuale. Ecco la normativa: «I passaporti dei genitori con iscrizioni di figli minori - viene precisato sul sito della Polizia di Stato - rimangono comunque validi per i titolari fino alla naturale scadenza». Ai minorenni verrà rilasciato il nuovo libretto di passaporto con microchip, ma la normativa prevede che solo dal compimento dei 12 anni di età siano acquisite le impronte e la firma digitalizzata. La norma, si legge sul sito www.poliziadistato.it, è valida anche per chi decide di utilizzare il passaporto per spostarsi in Europa.

passaporto_minori.jpg

«Ogni cliente, quando parte, ha una responsabilità personale: deve controllare con attenzione, specialmente se va all'estero in Paesi lontani, nei siti preposti, innanzitutto quelli della Farnesina e della Questura, quali sono i documenti necessari, le malattie presenti nel Paese in cui si arriva, le condizioni di sicurezza». Il presidente di Eden Viaggi e neopresidente di Astoi, l'associazione dei tour operator aderente a Confindustria, Nando Filippetti, fa questa premessa, riguardo alla nuova normativa. «Certo - aggiunge Filippetti - se ci sono problemi forse questa novità, che è un adeguamento alla direttiva europea, fatto un po' in fretta e in furia, si poteva comunicare meglio. Rimane comunque una responsabilità dei clienti informarsi, a maggior ragione quando scelgono il "fai da te". Oggi si parte spesso con troppa leggerezza e superficialità: la vacanza è, invece, una cosa seria».

fonte: http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/passaporti_e_minori_viaggi_a_rischio_serve_un_documento_individuale/notizie/209475.shtml

Di mediavertigo - Pubblicato in : Lavoro e Carriera - Community : notizie in vetrina comunity
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Saturday 30 july 2011 6 30 /07 /Lug /2011 19:30

L’outplacement, con i suoi strumenti e i suoi metodi, interviene come supporto tecnico e professionale al fine di accompagnare i lavoratori in mobilità a ritrovare un'occupazione.

La filosofia dell’Outplacement è di far incontrare la persona con il lavoro a lei più idoneo in quel momento, in base a ciò che ha maturato nella sua carriera, indipendentemente dal tipo di lavoro che egli prima svolgeva. La prestazione di outplacement è da intendere come ri-orientamento sia "interno" alla persona (individuazione dei percorsi professionali e delle proprie potenzialità), che "esterno" (si individuano le aree di mercato più consone e recettive al soggetto che ricerca).

È un'attività che ha l'obiettivo di fornire agli interessati una completa e qualificata assistenza, non solo concettuale ma anche concreta, per un'efficace presa di coscienza del patrimonio professionale e di tutte le capacità operative, spesso anche inconsce allo stesso soggetto, onde pervenire a un ri-orientamento nel mondo del lavoro e all'individuazione di tutti gli elementi utili a un suo inserimento in un'attività possibilmente a lui più consona.

Individuando i punti di forza e di debolezza, il lavoratore prende così consapevolezza delle proprie potenzialità e questo gli permette di recuperare fiducia in sé stesso e di valorizzare le proprie competenze in modo da potersi orientare come soggetto attivo e propositivo nel proprio futuro professionale.

Nell'azienda, la risorsa umana ha una vita composta da tre fasi: entrata, permanenza e uscita. Mentre le prime due fasi sono improntate a una filosofia positiva, l'ultima è caratterizzata prevalentemente da negatività. L'intervento dei "professionisti della ricollocazione" propone innanzitutto un cambiamento culturale, ponendo il problema in un ottica costruttiva, attraverso la quale il dipendente arriva a considerare il proprio valore, esaminando non tanto il suo "attuale" impiego, ma la sua "impiegabilità" sul mercato del lavoro. L’obiettivo finale diventa la ri-allocazione della risorsa umana.

La società di outplacement non partecipa ovviamente alla fase della estromissione di un dipendente da un'azienda, ma neanche al suo collocamento in un'altra azienda. Forniscono invece al "candidato" loro affidato una vera consulenza, svolgendo al suo fianco un importante lavoro di auto-analisi, individuando le aree da ri-qualificare e fornendo tutte le informazioni necessarie a permettergli un pronto re-inserimento nel mondo del lavoro.

Colored pencils
Di Flemmy Yankees - Pubblicato in : Lavoro e Carriera
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