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31 agosto 2012 5 31 /08 /agosto /2012 15:21

L'Enpa sostiene la campagna ''promossa dal PD toscano - si legge in una nota dell'Ente Protezione Animali - e realizzata dalla senatrice Silvana Amati, per una raccolta di firme utile all'introduzione dei farmaci generici veterinari, che va nella direzione di combattere il 'caro-farmaci' per i pet''. ''Curare i pet - evidenzia l' Enpa - e' diventato un costo insostenibile per le famiglie italiane, gia' duramente provate dalla crisi e da un carico fiscale molto oneroso. L'attuale normativa prevede infatti che i veterinari non possano prescrivere ai loro pazienti animali farmaci per uso umano nel caso in cui siano disponibili medicinali veterinari - piu' costosi - con le stesse indicazioni terapeutiche. Secondo quanto calcolato dalla Protezione Animali, in alcuni casi il passaggio dai medicinali umani ai farmaci veterinari comporta in alcuni casi un aggravio ben superiore al 100%''.

canigatti.jpg

L'Enpa ha calcolato che ''il costo della ranitidina (gastroprotettore per ulcera), ad esempio, e' aumentato da 8,59 a 16 euro; quello delle cefalosporine (un potente battericida) da 3,9 euro a 27,5, mentre il Benazepril - un farmaco indicato per l'insufficienza cardiaca - e' passato da 7,76 euro a 18,9''. ''Si tratta naturalmente di costi relativi alla singola confezione - aggiunge l'Enpa - e non all'intera durata della terapia che puo' anche prolungarsi nel tempo e che in alcuni casi puo' essere prescritta per l'intera vita dell'animale. Condividiamo la necessita' di assicurare maggiore sicurezza ai pazienti animali, ma non capiamo il motivo per cui nel nostro Paese i farmaci veterinari abbiano costi cosi' esorbitanti, che riteniamo ingiustificati''.

 

fonte: http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2012/08/28/764177-farmaci-generici-animali-enpa.shtml

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31 agosto 2012 5 31 /08 /agosto /2012 15:13

Il cibo spazzatura fa male alla salute e questa non è ovviamente una novità, ma una nuova ricerca svolta dalla Brown University mette in mostra un altro effetto negativo dell’assumere cibi insani. Si riferisce al cervello e in modo particolare alla capacità di favorire la demenza e l’Alzheimer. Una dieta che comprenda alimenti grassi, chiamati appunto cibo spazzatura, fa male all’apparato cardiocircolatorio, a quello digestivo e al cervello. Il danno in questo caso avverrebbe per via indiretta visto che questo genere di alimenti causano un aumento dei livelli di colesterolo e della pressione arteriosa, un processo che va a limitare o a interrompere il flusso di sangue che giunge al cervello.

junkfood.jpg

Da qui deriverebbe appunto il danno e la possibile conseguenza è la perdita della capacità cognitiva. La dottoressa Suzanne de la Monte e il team della Brown sono arrivati a ipotizzare, con questa ricerca, che l’Alzheimer potrebbe essere una sorta di “diabete del cervello”. Si sviluppa infatti con il cibo spazzatura una resistenza all’insulina, sostanza di cui ha bisogno anche il cervello e che è importante per la buona salute delle connessioni neurali, nonché per mantenere in salute e attivi i vasi sanguigni che portano l’ossigeno al cervello. Il cibo spazzatura potrebbe dunque giocare un pericoloso ruolo nella malattia di Alzheimer, visto che andrebbe a impedire alle cellule del cervello di rispondere all’insulina in modo corretto. I test sono stati condotti su dei topi, che in base a quanto sottolineato dagli studiosi sono diventati dementi: non potevano apprendere o ricordare.

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30 agosto 2012 4 30 /08 /agosto /2012 22:11

canegatto.jpg

Questo cane e questo gatto sono amici e dividono la stessa casa ma per un cheeseburger possono arrivare al litigio, anche andando per le lunghe. Nel videoclip di VideoRepubblica, si vede che i due animali lottano con determinazione per conquistare l'ambito panino, che però è di plastica!

( a cura di eleonora giovinazzo da ' La Repubblica ' )

fonte: http://video.repubblica.it/divertimento/cane-e-gatto-lite-per-un-cheeseburger-di-plastica/103935?video

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30 agosto 2012 4 30 /08 /agosto /2012 21:10

Perdere chili durante la menopausa? Una questione di scelte alimentari. Di lungo periodo. Più frutta e verdura, e questo si sa già, ma meno dire no al dessert ed evitare le bibite zuccherate. Fritture concesse solo “una tantum”. Meno carne e formaggi nel menu. E poi, saltare qualche invito a cena. Indicazioni che potrebbero suonare come ovvie, ma che arrivano da una ricerca dell'Università di Pittsburgh che punta a esaltare i benefici dati da scelte durature "perché quelli associati a benefici a breve spesso non sono sostenibili negli anni". E per farlo ha messo a confronto le abitudini alimentari di 508 donne  in menopausa con problemi di obesità per capire quali sono i comportamenti davvero virtuosi e quali i sacrifici inutili, seguendole dopo sei mesi e quattro anni dopo.

menopausadieta.jpg

Non era l'effetto sorpresa, quello che cercavano gli studiosi, la cui ricerca è pubblicata sul  'Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics', dato che i successi dietetici – e sulla bilancia – più evidenti sono stati raggiunti dalle signore che preferivano frutta e verdura. Tra i pasti “out”, invece, c'erano dolci e cibi fritti, anche se ogni tanto qualche piccolo peccato di gola passato nell'olio caldo si può fare. Infatti, la lezione dei ricercatori americani non era rivolta a far conoscere vizi e stravizi culinari, era invece invitare le donne a “concentrarsi sui comportamenti efficaci a lungo termine” piuttosto che sottoporsi a diete drastiche o a sacrifici limitati nel tempo.  “È più facile imparare a mangiare frutta e verdura che dire addio alle patatine per sempre''.

fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/14581-meno-carne-e-formaggi-nella-dieta-delle-donne-in-menopausa?refresh_ce

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30 agosto 2012 4 30 /08 /agosto /2012 20:54

Che il fumo abbia conseguenze negative non è certamente una novità, peraltro è scritto su tutti i pacchetti. Ma oltre le venti sigarette, stando a un recente studio coreano ad opera della Seoul National University Hospital, aumenta il rischio di un'emorragia sub-aracnoidea (ESA) nella porzione inclusa tra l'aracnoide e la pia madre. Sono due meningi che proteggono il cervello avvolgendolo. Per arrivare a queste conclusioni, gli studiosi hanno confrontato 426 pazienti con sanguinamenti al cervello, con altrettante persone sane che fungevano da gruppo di controllo. I soggetti arruolati avevano un'età media di una cinquantina di anni ed hanno descritto in modo dettagliato la loro storia sanitaria, le loro abitudini di vita, oltre al numero delle sigarette fumate quotidianamente.

emorragiafumo.jpg

Dunque è emerso che nel gruppo di partecipanti che aveva sofferto di ESA, il numero di fumatori era molto più elevato, come anche quello che presentava un'anamnesi familiare con casi di ipertensione e di ictus. I dati dicono che il rischio di sanguinamento cerebrale, grazie al fumo, passa dal 24% al 38%. Inoltre l'influenza esercitata dal fumo si cumula, cioè maggiore è il numero di sigarette fumate e più alta è la probabilità di sanguinamento. I fumatori incalliti che vanno oltre le 20 sigarette avevano un rischio quasi triplicato, prendendo in considerazione anche altri fattori di rischio come il peso corporeo, quantità di sale consumato ed eventuali casi di diabete in famiglia. L'emorragia sub-aracnoidea (ESA), il tipo di patologia considerata dai ricercatori coreani, è in genere dovuta alla rottura di un aneurisma al cervello. Quest'ultimo, in sintesi, è un'arteria che ha subito una deformazione. Dopo un evento del genere, le possibilità di sopravvivenza si attestano intorno al 50% dei casi e chi sopravvive rischia di dover affrontare disabilità a volte irreversibili.

fonte: http://www.vitadidonna.it/news-salute/4759-fumo-oltre-le-20-sigarette-si-triplica-il-rischio-di-emorragia-cerebrale-nei-fumatori.html

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30 agosto 2012 4 30 /08 /agosto /2012 13:52

Per la prima volta nel campo dell'astronomia, un team di studiosi ha individuato con l'aiuto di Alma (Atacama Large Millimeter/submillimiter Array) delle molecole di glicolaldeide, ovvero una forma semplice di zucchero, nel gas che circonda una giovane stella simile al Sole. Tale scoperta potrebbe essere importantissima in quanto rappresenterebbe la testimonianza che in un altro sistema stellare ci sono alcuni dei composti chimici necessari per la vita. "Nel disco di gas e polvere che circonda la stella appena formata abbiamo trovato la glicolaldeide, una semplice forma di zucchero", spiega Jes Jaorgensen del Niels Bohr Institute, Danimarca, autore principale dell'articolo che sara' pubblicato sull'Astrophysical Journal Letters. "Questa molecola e' uno degli ingredienti per la formazione del'Rna che, come il Dna cui e' legato, e' uno degli elementi costitutivi della vita".

molecolezucchero.jpg

La giovane stella, nota come IRAS 16293-2422, e' relativamente vicina alla Terra: si trova a una distanza di 400 anni luce. Per tale motivo e' un eccellente obiettivo per gli astronomi che studiano la chimica e le molecole intorno alle stelle giovani: "Le molecole di zucchero stanno cadendo verso una delle stelle del sistema", spiega Cecile Favre dell'Universita' di Aarhus, in Danimarca. "Le molecole di zucchero non solo sono al posto giusto per trovare la loro strada verso un pianeta, ma si stanno anche muovendo nella direzione giusta", ha aggiunto. Le nubi di gas e polvere che collassano per formare nuove stelle sono molto fredde e molti gas si solidificano come ghiaccio sulle particelle di polvere, dove si legano a formare molecole piu' complesse. Ma la stella, una volta che si e' formata nel mezzo di una nube di gas e polvere in rotazione, riscalda le zone interne della nube circa a temperatura ambiente, facendo evaporare le molecole chimicamente complesse che formano un gas. Questo gas emette una radiazione caratteristica sotto forma di onde radio che possono essere ricostruite e rappresentate utilizzando il potente radiotelescopio Alma. 

fonte: http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201208301153-eco-rt10083-spazio_trovate_molecole_zucchero_intorno_a_stella_simile_al_sole

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29 agosto 2012 3 29 /08 /agosto /2012 22:16

Scoperti in Italia i più antichi invertebrati 'congelati' nell'ambra. Essi sono rimasti intrappolati nella resina fossile delle Dolomiti e si riferiscono a 230 milioni di anni fa. La scoperta la dobbiamo a un team di ricercatori internazionali che include studiosi italiani dell'Università di Padova e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) ed è apparsa sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti d'America, ''Pnas''. 

ambrainvertebrati.jpg

L'esito sposta indietro di almeno un centinaio di milioni di anni le prime testimonianze di queste forme di vita intrappolate nell'ambra. Gli invertebrati più antichi sono due acari e una zanzara ormai estinti, rimasti intrappolati in alcune gocce di resina prodotta da alcune conifere vissute circa 230 milioni di anni fa e rinvenute nell'area delle Dolomiti, nei pressi di Cortina. I resti di questi artropodi, il gruppo di cui fanno parte anche insetti, ragni e crostacei, sono i più antichi mai individuati e preservati all'interno dell'ambra. Sino ad ora le piu' antiche testimonianze di questo genere venivano da una regione compresa tra Libano e Giordania e facevano riferimento a oltre 130 milioni di anni fa. All'interno delle tante gocce di ambra provenienti dal giacimento identificato nelle Dolomiti erano già stati identificati nel passato numerosi microrganismi unicellulari e questi nuovi studi consentono di ricostruire al meglio l'ecosistema presente in quel periodo nell'area. 

fonte: http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2012/08/28/piu-antichi-invertebrati_7387107.html

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29 agosto 2012 3 29 /08 /agosto /2012 21:13

Se consideriamo cento persone adulte in sovrappeso e pigri, i quali consumano molto alcol e poche verdure, si può affermare che saranno tutti e cento ipertesi prima o poi. Se invece questi cento avranno uno stile vita sano e non saranno grassi se ne ammaleranno soltanto 35. L'esito, presentato al congresso della Società Europea di cardiologia a Monaco di Baviera non aggiunge molto a ciò che già detta il buon senso. Ma se si vuole trasformare il buon senso in indicazioni certe da dare alla popolazione e, soprattutto, ai politici, per fare prevenzione di massa, allora gli stili di vita vanno studiati come se fossero nuovi farmaci da approvare. Specie se in gioco vi è una malattia, l'ipertensione, che, tralasciando le sue responsabilità in infarto e ictus, è la quarta causa di morte. E così, dopo aver seguito oltre 20mila adulti per 16 anni, ecco le certezze uscite dalla ricerca coordinata da Pekka Jousilahti, dell'Istituto nazionale per la salute e il benessere della Finlandia.

ipertensione.jpg

Peso del corpo, attività fisica, consumo di alcol e di verdure: ecco i quattro fattori che più influenzano lo sviluppo dell'ipertensione. Il fumo si rivela meno influente, ma solo sull'ipertensione mentre restano confermati i danni a cuore, arterie e cervello. Inoltre, gli studi hanno svelato, come avviene per le sostante tossiche, che i 4 fattori sommano i loro effetti. Nel senso che ognuno aggiunge (o sottrae se assente) circa un 15% di rischio in più (o in meno). E così, basta essere sovrappeso, ad esempio, per far salire (o scendere se si è normopeso) di un 15% la probabilità di soffrire di pressione alta. Un altro 15% si somma (o si sottrae) se si bevono più di 50 grammi di alcol a settimana (circa mezzo litro di vino). Stesso incremento circa ( o decremento) per attività fisica inferiore a tre ore a settimana o se si mangia poca verdura.

fonte: http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2012/08/27/news/ipertensione_e_fattori_di_rischio-41573833/

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29 agosto 2012 3 29 /08 /agosto /2012 21:01

Realizzare i "superspaghetti": due progetti di ricerca dell'ARC Centre of Excellence in Plant Cell Walls di Adelaide partiranno il mese prossimo in collaborazione con le università del Molise e di Bari. Questi spaghetti non saranno più lunghi o più saporiti quelli tradizionali, ma più salutari. Talmente tanto da ridurre il rischio di malattie cardiocircolatorie e tumori al colon. Un traguardo che i ricercatori australiani e italiani contano di raggiungere sfruttando al meglio le proprietà nutritive delle cellule di biomassa contenute nella pianta del grano duro. Il primo progetto, in collaborazione con l'università di Bari, valuterà il modo in cui la crescita del grano duro influenza i livelli di amido e fibre presenti nella pianta, e come la quantità di queste fibre possa essere migliorata. Il secondo progetto, in collaborazione con l'università del Molise, invece analizzerà il ruolo giocato dalle due principali componenti delle fibre alimentari -l'arabinoxilano e i beta-glucani - nella qualità della pasta e del pane di grano duro. "Il termine "superspaghetti" inizia già ad eccitare la comunità scientifica, i nutrizionisti e i produttori alimentari di tutto il mondo - dice il professore associato Rachel Burton, team leader di entrambi i progetti - ma, in termini più semplici, i "superspaghetti" non sono che un tipo di pasta con delle proprietà nutritive particolari, che vanno dalla riduzione dei rischi di problemi al cuore a contrasto del cancro al colon. La nostra ricerca, in collaborazione con i colleghi italiani, punta a realizzare tutto questo. Ma crecheremo anche, più semplicemente, di migliorare le proprietà nutritive della pasta così da renderla un alimento molto più salutare". 

superspaghetti.jpg

Il direttore del centro di ricerca, Geoff Fincher, è entusiasta di entrambi i progetti e ha molto fiducia nelle capacità dei ricercatori. Secondo lo scienziato, la realizzazione dei superspaghetti permetterà ai produttori del sud dell'Australia e dell'Italia di ritagliarsi una nicchia di mercato assolutamente unica, diventando i primi a realizzare un tipo di pasta che non solo delizia il palato ma fa anche bene al cuore. La partnership con l'Italia, inoltre, rappresenterà per l'Australia un valore aggiunto, perchè permetterà ad un Paese che consuma relativamente poca pasta di vendere il prodotto là dove invece se ne fa un consumo ampissimo. "Ogni anno gli italiani consumano circa 27 kg di pasta a testa, gli australiani solo 4", precisa Fincher. Ambedue i progetti sono stati finanziati dal governo del sud dell'Australia, dalle regioni italiane coinvolte, dall'università di Adelaide e dell'ARC Centre of Excellence in Plant Cell Walls. In particolare, gli esperti dell'università del Molise studieranno come aumentare la presenza di sostanze bioattive nel grano, capaci di ridurre il colesterolo e l'indice glicemico, attraverso tutte le fasi della produzione, mentre i colleghi di Bari si concentreranno su come variare il contenuto di fibre della pianta. "Il progetto prevede lo scambio di conoscenze scientifiche ma anche di personale - spiega Emanuele Marconi, ordinario di Scienze e Tecnologie Alimentari dell'università del Molise - la pasta è già un ottimo alimento dal punto di vista della salute, ma noi vogliamo migliorarlo mantenendo anche il gusto".

fonte: http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2012/08/29/news/italia_e_australia_creeranno_i_superspaghetti_ridurranno_richi_cardiaci_e_di_tumore_al_colon-41669006/

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28 agosto 2012 2 28 /08 /agosto /2012 16:23

venusgatto.jpg

In questo post vi mostro una micetta davvero insolita, di nome Venus: questa gatta è diventata una vera e propria star del Web. Venus è definita il 'gatto chimera': infatti, l'hanno chiamata così su Reddit, ossia il sito di social news dove è apparsa una sua foto all'inizio del mese di agosto. In poco tempo, da quel momento, il gatto è diventato celebre in Rete!

link   http://it.notizie.yahoo.com/blog/vox/gatto-due-facce-muso-bicolore-video.html

Ecco il suo aspetto peculiare: il suo muso è per metà nero e per metà rosso, e anche i suoi occhi sono di colori diversi. La differenza nel colore delle iridi è data dall'eterocromia, una condizione che può verificarsi negli animali ma anche negli esseri umani. Nel caso di Venus l'occhio del destro è verde, mentre quello sinistro è azzurro!

topogatti.jpg

Una volta si credeva che il colore degli occhi dipendesse da un solo gene, ma studi di genetica hanno rivelato che il colore degli occhi è poligenico, cioè dovuto all’interazione di diversi fattori. In generale, il colore è determinato dalla quantità di melanina presente nell’iride, che la pigmenta. Se la quantità di pigmento è scarsa o nulla gli occhi sono blu, mentre nel caso opposto gli occhi assumono una colorazione marrone. 

P.S.: Vi lascio con il filmato del topo scaccia-gatti ;)

link   http://www.ilsecoloxix.it/p/2012/08/22/APTCb0FD-il_topo_spaventagatti.shtml

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