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22 novembre 2011 2 22 /11 /novembre /2011 03:57

Fiorello-Il-Più-Grande-Spettacolo-Dopo-il-Weekend

Un sentito e personale grazie a Fiorello, che mi ha ridato la gioia di guardare un programma di intrattenimento su una rete generalista italiana. La cosa non accadeva da anni, credo da quando ero bambino e c'era il simpatico quiz ''Buona Domenica'' nelle edizioni condotte dai bravi e competenti Columbro e Cuccarini. Al massimo, negli anni seguenti, avevo provato un leggero gradimento per alcune edizioni di ''Scherzi a Parte'' condotte dal bravissimo Teo Teocoli, ma mai mi era capitato dall'adolescenza in poi di essere gratificato dalla visione di uno show televisivo in onda su un canale generalista.
Infatti, la mia visione della tv si limita da tempo alla programmazione offerta dalla piattaforma satellitare Sky, districandomi tra canali tematici musicali, culturali, sportivi e telegiornali. La tv generalista italiana la giudico ormai da una decina d'anni immersa in un progressivo decadimento culturale e di buongusto, vittima di programmi inutili e dannosi per il pubblico, con riferimento soprattutto ai numerosi reality che vedono coinvolti personaggi ridicoli, volgari e ignoranti. Inoltre, anche quelle trasmissioni di gossip a tutti i costi con opinionisti improvvisati contribuiscono a rovinare la qualità dei programmi Rai e Mediaset, innescando di conseguenza l'imbarbarimento delle giovani generazioni che corrono il rischio di elevare a idoli delle perfette nullità partorite dagli stessi programmi-trash.
E invece, come un faro che brilla dopo una lunga e rovinosa tempesta, Fiorello ha saputo regalarmi una sensazione di piacere grazie ai suoi simpaticissimi monologhi, alla sua comicità istintiva e mai volgare, e alla qualità degli ospiti musicali di cui si è avvalso, sia nella puntata di ieri (Caparezza, Michael Bublè, Coldplay) che nella prima puntata (Giorgia, Negramaro). Dulcis in fundo, rimane la grossa soddisfazione di aver ridotto ai minimi storici l'audience del programma concorrente, quel ''Grande Fratello'' di cui ancora non si è capita l'esistenza.
Grazie 'Fiore'!

by il Blogger ;-)))

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16 novembre 2011 3 16 /11 /novembre /2011 13:47

fiera_cioccolato_bologna.jpgÈ la scommessa a base di cioccolato più ardua della storia: costruire la tavoletta più lunga del mondo (15 metri di lunghezza per 2 di altezza) ed entrare così nel guinness dei primati. Con tanto di giudici internazionali che vigileranno sulla corretta preparazione del dolciume big size. Si tratta dell’iniziativa di punta della settima edizione del Cioccoshow, la kermesse del cacao artigianale che ha preso il via questa mattina in piazza Maggiore a Bologna. La maxi-tavoletta da 30 metri quadrati è preparata dal bolognese Giuseppe Sartoni e il collega di Belluno Mirco Della Vecchia. I due maestri pasticcieri che questa notte hanno iniziato a montare in Sala Borsa le 360 placche di cioccolato fondente (al 63%) per battere il record precedente. E per l’occasione hanno anche inventato una ricetta innovativa: un mix di cioccolato dell’Ecuador e cacao biologico proveniente dalla Repubblica Dominicana.

di ENRICO MIELE (foto Iguana press)

FONTE: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/11/16/foto/bologna_cioccolato_da_guinness-25097633/1/   link

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14 novembre 2011 1 14 /11 /novembre /2011 04:55

 

Lipsia, la città del Faust di Goethe e dell'Inno alla Gioia di Schiller, mostra oggi un volto sorprendente fatto di innovazione ed arte. Un'atmosfera dinamica e aperta, con una grande offerta culturale e creativa, destinata in particolar modo ai giovani artisti. Come le vecchie fabbriche dismesse, oggi trasformate in loft dove gli studenti d'arte possono vivere grazie a borse di studio in collaborazione con le università e con l'Accademia di New York. O come le quindicimila abitazioni in stile liberty, quasi tutte ristrutturate dopo la caduta del Muro di Berlino: oggi ospitano uffici ed appartamenti a prezzi di gran lunga inferiori rispetto alle altre città tedesche. E per la movida? Più di millequattrocento bar e ristoranti fanno pullulare le notti di Lipsia.
Un bosco di venticinque chilometri attraversa la città declinandosi in vari parchi. La città è tranquilla e ordinata tanto che gli abitanti di Lipsia usano il bosco come scorciatoia ( ci sono itinerari illuminati) tra un quartiere e l'altro, anche di sera, sia a piedi che in bici. Nelle belle giornate, non è difficile trovare code su due ruote dirette verso sud, al lago Cospudener See (dove d'estate si fa anche il bagno). Quasi impossibile è invece trovare code di traffico in auto: Lipsia è a misura d'uomo e pochi usano la vettura privata per muoversi.
La città è in evoluzione continua. Si continua a scavare per realizzare altri 23 nuovi laghi per una superficie di acqua di 175 chilometri quadrati, con ramificazioni che arrivano fino alla brughiera dove i fiumi Elba e Mulda creano un paesaggio dolce e ricco di flora e fauna.  Oltre al canale artificiale che fu costruito nella prima metà del Novecento con l'obiettivo di evitare le inondazioni della città (e che nelle belle giornate è puntinato di barche colorate), Lipsia ha oggi anche una serie di  canali piacevoli da seguire anche in bici.
Non è molto frequentata dagli italiani: per molti il suo nome si limita ad evocare la storica battaglia (di cui rimane oggi il monumento più grande d'Europa) o la "disputa di Lipsia" che manifestò la rottura tra il Papa e i Luterani. E così accade che spesso Lipsia diventa  per i turisti semplicemente un luogo di passaggio sulla rotta verso mete tedesche più note. Vale invece la pena fermarsi e godere delle sue strade, dei suoi palazzi, dei suoi musei. Le  gallerie rappresentano un vero must: la loro nascita risale alla vocazione commerciale di Lipsia. All'inizio del Novecento furono infatti costruiti una trentina di palazzi attraversati da gallerie (con dentro negozi che restavano aperti tutto l'anno) e con un primo piano che compone un unico percorso che può raggiungere anche i cinque - sei chilometri. L'obiettivo era usare questi spazi per esporre durante la fiera campionaria che proprio qui a Lipsia aveva trovato la sua fortunata formula.  Il risultato è una rete di gallerie pressoché unica tra le città tedesche, che permettono di attraversare buona parte del  centro senza uscire all'aperto.  La più elegante è senz'altro quella che ospita la statua  di bronzo del  Faust, nel Madler Passage Arcade. Si dice che chi tocca il suo piede dorato non avrà mai più il portafoglio vuoto. Vicino alla statua c'è la taverna frequentata da Goethe quando era studente presso l'Università di Lipsia. Anni dopo, quando scrisse il Faust, inserì nell'opera una scena ambientata proprio in questa taverna che, come dicono con una punta di ironia i cittadini di Lipsia, ha visto Goethe più delle aule dell'università. 

(a cura di Anna Maria De Luca)

FONTE: http://viaggi.repubblica.it/articolo/lipsia-scene-da-una-rinascita/224758   link

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11 novembre 2011 5 11 /11 /novembre /2011 14:22

media_ict.jpgIl complesso Media-ICT di Barcellona si è aggiudicato il premio "Edificio dell'anno" in occasione della quarta edizione del World Architecture Festival 2011. Il festival si è tenuto nei giorni tra il 2 e il 4 novembre proprio nella città catalana, ed è la prima volta che il premio non viene attribuito ad un progetto estero. Il Media-ICT è stato progettato da Cloud 9 e comprende una superficie complessiva di 16.000 metri quadrati che danno ospitalità a diversi uffici, un museo multimediale, alcuni spazi laboratorio e una sala congressi.A questi spazi si sommano altri 7.200 metri quadrati sotterranei, nei quali risiede un parcheggio di 200 posti auto. L'involucro esterno della struttura rappresenta l'elemento più caratterizzante di tutto il complesso ed è funzionale all'obiettivo di ridurre gli sprechi energetici e le emissioni nocive, allo stesso tempo è anche molto particolare da un punto di vista estetico. Dei cuscinetti gonfiabili compongono la facciata esterna che nei mesi estivi funzionano in pratica come uno schermo solare che protegge dal sole, mentre in inverno possono aprirsi per catturare energia. Il quartiere in cui sorge l’edificio si propone come il nuovo centro della cultura multimediale e si affida proprio al complesso Media-ICT per farsi rappresentare al meglio.

FONTE: http://viaggi.myblog.it/archive/2011/11/10/media-ict-edificio-dell-anno.html   link

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10 novembre 2011 4 10 /11 /novembre /2011 15:51

elefanti.jpgDifficile sovvertire la legge della natura, difficile capire fino a dove l'uomo possa intervenire nella vita degli animali, soprattutto quelli selvatici. Per alcuni conservazionisti la natura dovrebbe semplicemente seguire il proprio corso e se così fosse la storia raccontata in queste immagini non avrebbe un lieto fine. Ci sono casi poi in cui gli animali rischiano la vita per un errore dell'uomo e quello dei due elefanti intrappolati in un laguna di fango nello Zambia è uno di questi. Si tratta di una madre e del suo cucciolo, caduti in una pozza di fango rimasta aperta per un'incuria umana nei pressi di Kapani Lagoon. Vicini alla morte i due animali vengono osservati da altri elefanti che nonostante i tentativi non riescono ad aiutarli. Intervengono allora i volontari della South Luangwa Conservation Society che, in accordo con Zambia Wildlife Authority, riescono a salvare i due elefanti in una straordinaria corsa contro il tempo. Il soccorso è stato documentato dal fotografo Abraham Banda e pubblicato sul sito del Norman Carr Safaris.

FONTE: http://www.repubblica.it/ambiente/2011/11/10/foto/il_salvataggio_degli_elefanti-24779281/1/   link

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30 ottobre 2011 7 30 /10 /ottobre /2011 02:58

TOTO3D.jpg"Sembrava mi venisse addosso, quasi lo toccavo, mi sono commossa". Liliana De Curtis ha appena rivisto suo padre sul grande schermo al Festival del Film di Roma, dove in anteprima tra gli eventi speciali passa oggi Totò 3D-Il più comico spettacolo del mondo, un film di Mario Mattoli, scritto tra gli altri da Mario Monicelli e Ruggero Maccari, realizzato nel '53 e restaurato oggi da Aurelio De Laurentiis. ''Il film - ha detto Aurelio De Laurentiis - sarà all'attenzione degli esercenti, non mi spavento a pagare la stampa per 300 copie, penso che a maggio, quando la stagione cinematografica si sarà calmata, potrà venire il suo momento e questo film potrà essere distribuito come un film nuovo, secondo me lo merita. Se gli esercenti non lo vorranno lo proporrò come evento di Sky 3D. Non voglio sentirmi dire da loro che a Milano non lo andrebbero a vedere, sarebbe un assurdo perché parliamo di un genio unico a livello di Chaplin".
Il restauro, curato da Cinecittà Digital Factory con la supervisione di Pasquale Cuzzupoli, è stato particolarmente complicato. "Era un materiale totalmente infiammabile e molto danneggiato. La tecnica del Podelvision, dalle iniziali dei cognomi di Carlo Ponti e Dino De Laurentiis, fu brevettata per la ripresa tridimensionale facendo uso di più camere da presa contemporaneamente e successivamente per la stampa di due copie di pellicole identiche, una per l'occhio sinistro e una per l'occhio destro". La novità del Podelvision, una sorta di papà del 3D, non ebbe però successo, "anche per via di occhialini non perfetti come quelli di oggi. Non ci furono altri esempi cinematografici - ha proseguito De Laurentiis - ma sono convinto che oggi possa ancora piacere. Ne faccio un discorso commerciale e con un'ottica di redditività, un restauro del genere costa 200 mila euro". Che sia anche oggi il momento di rivedere al cinema Totò lo pensa anche l'attore Alessandro Siani, visto tra l'altro al cinema in Benvenuti al Sud.
"Mi ricordo mio padre operaio dell'Alfa Romeo, si distraeva da turni massacranti con Totò. La sua comicità era una cosa che stordiva la povertà, confondeva la tristezza e ti riconciliava con la vita. Totò era anticrisi, ieri come oggi, una medicina giusta e mai volgare. Come comico mi sento figlio di Totò e Liliana qui accanto a me l'ho abbracciata prima come una sorella. Totò è l'unico passato dal bianco e nero al colore e dal colore al 3D, è lo Steve Jobs della comicità. Se andate al Comune e chiedete lo stato di famiglia, anche a voi figurerà in fondo Totò, come a tutti gli italiani. In Benvenuti al Nord ce ne sarà un ricordo di quanto Totò e Peppino salivano a Milano. La risata è un dono di Dio e Totò non ha mai fatto peccato" ha concluso Siani, qui al Festival di Roma una sorta di testimonial del film. Liliana De Curtis ha raccontato come "quella che all'epoca sembrava una diavoleria, entusiasmava mio padre, che fu il primo a fare un film a colori e anche il primo a farlo in 3D. Quando qualcuno dice che è regionale, rispondo che Totò non parlava in dialetto, semmai aveva una cadenza napoletana, ha unito il Nord e il Sud, e a teatro debuttava apposta a Firenze, perché diceva: se va bene lì, va bene dappertutto".

FONTE: http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/spettacolo/2011/10/29/visualizza_new.html_646505537.html     link

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26 ottobre 2011 3 26 /10 /ottobre /2011 12:56

newzealand.jpg" La South Island è grande 151.200 Kmq, leggermente più vasta della North Island e meno popolata. L’influenza maori qui è meno presente, mentre non mancano parchi nazionali straordinari, laghi azzurri, fiordi e maestose catene montuose. Christchurch, definita la città più inglese della Nuova Zelanda, ha molte attrattive, sia naturali che culturali.
La Christchurch Cathedral (1904) è situata nel centro città. Costruita con la pietra di Canterbury ha al suo interno numerosi intarsi in legno. Salendo sul campanile si avrà una splendida vista dell’intera città. I Botanic Gardens, costruiti nel 1863 e grandi all’incirca 30 ettari, ospitano una ricca vegetazione composta da alberi esotici, piante perenni e giardini a tema.
A sud-est della città è presente una funicolare, chiamata La Gondola, che in pochi minuti vi porterà sulla cima del Mount Cavendish, da qui potrete scorgere le meravigliose Southern Alps, godendo di un panorama davvero incredibile. Fox Glacier è un grande ghiaccio lungo all’incirca 13 Km. Insieme al Franz Josep Glacier rappresenta uno spettacolo unico nel suo genere, perché mai in nessun’altra parte al mondo, a questa latitudine, i ghiacciai si sono spinti così vicino al mare. E’ possibile visitare il Fox Glacier Visitor Centre che ospita mostre sui ghiacciai e sull’ambiente naturale della zona.
Il Mount Cook National Park deve il suo nome al monte Cook (3764m), il più alto della Nuova Zelanda. Ventidue montagne delle 27 presenti nel territorio neozelandese, si trovano in questo parco. Qui anche chi non è un esperto scalatore, può percorrere molti sentieri piacevoli e osservare la splendida flora e fauna del posto. All’interno del parco si trova il Tasman Glacier (il più grande del paese) dove è possibile fare delle divertenti uscite in eliski ".

FONTE E DIRITTI RISERVATI A:   http://www.paid2write.org/viaggi_turismo/viaggio_in_nuova_zelanda_panoramica_sull_isola_del_sud_18297.html   link     

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7 ottobre 2011 5 07 /10 /ottobre /2011 01:40

stanley.jpg

"Un film assomiglia - o dovrebbe assomigliare - più alla musica che alla letteratura. Dovrebbe offrire un crescendo di stati d'animo, di sensazioni. Il tema di fondo, il significato, ciò che è al di là delle emozioni, dovrebbe venire solo in un secondo tempo." (cit. Stanley Kubrick)

Tutti i suoi film, da Lolita in poi, sono in bilico tra la farsa burlesca e la fiaba filosofica. Uniche, stupende eccezioni: Barry Lyndon e Full Metal Jacket, in cui il regista ricostruisce minuziosamente due diversi universi storici (rispettivamente: il Settecento inglese e la guerra in Vietnam).

Il cinema di Kubrick sposa l'idea della perfetta integrazione fra etica ed estetica, sfuggendo così alla facile tentazione di esprimere una morale. Così le immagini e il messaggio si fondono e la valutazione di ciò cui si assiste è lasciata totalmente allo spettatore, grazie anche alla "circolarità" delle sceneggiature (quasi tutte adattate da libri), che prevedono un finale che si avvolge sull'incipit. Alcuni esempi: in Arancia Meccanica il protagonista torna esattamente allo stato psicologico di partenza, come se non fosse successo nulla, salvo che è diventato ancora più cattivo e cosciente del fatto che la violenza ha un suo ruolo nella società, purché esercitata "secondo le regole"; in Shining l'edipico Jack Torrance appare, dopo la sua morte, nella galleria fotografica dell'Overlook Hotel, come il guardiano che era lì "da sempre"; Eyes Wide Shut sembra terminare con un risveglio, che incoraggia l'immaginazione a tornare al punto di partenza; l'esempio eccellente di questa ciclicità è poi 2001: Odissea nello Spazio, che procede interamente in una mimesi del ciclo della vita (nascita, crescita, morte ed evoluzione in nuova nascita). Sembra fare eccezione Il Dottor Stranamore, ma probabilmente si tratta di una fedeltà allo stile comico adottato: qui il film si auto-distrugge, così come era stato preannunciato.

Stanley Kubrick nasce a New York, il 26 Luglio 1928. La sua famiglia è ebrea, di origine austriaca e risiede nel quartiere del Bronx. Il padre Jack, di professione medico, tiene particolarmente all’educazione del figlio e lo stimola continuamente ad ampliare i propri interessi, avvicinandolo al gioco degli scacchi e alla musica jazz.  Stanley ben presto abbandonerà il sogno giovanile di diventare un batterista professionista, ma gli scacchi invece rimarranno una passione per sempre, spesso ripresa con diversi accenni nei suoi film.
Il giorno del suo tredicesimo compleanno Stanley Kubrick riceve in dono dal padre la sua prima macchina fotografica, e si può dire che questo evento segni la svolta più importante della sua vita: seppur giovanissimo diviene un fotografo provetto ed esplora tutta New York a caccia di immagini da fissare con il suo obbiettivo, già dimostrando una ricerca spasmodica dell’inquadratura, ed un innato talento nel “fissare” il mondo attraverso le immagini. Una di queste foto viene notata: si tratta dell’immagine di un venditore di giornali affranto dalla morte di F. D. Roosevelt; la rivista “Look” la compra per 25 dollari.
A diciassette anni viene assunto nello staff di “Look”, una redazione affollata di gente che fa cinema, si appassiona all’arte dei Lumière e diventa un cinefilo accanito. Inizia a frequentare le riunioni del Moma (il Museo di Arte Moderna) dove si proiettano i classici e corre da un cinema all’altro per non perdersi nemmeno una proiezione.

Il sodalizio con il giovane produttore James B. Harris gli offre l’occasione di girare Rapina a mano armata (1955), che passa alla storia per la sua struttura originale, costituita da continui salti temporali all’indietro. I protagonisti costruiscono un complesso meccanismo di ingranaggi, necessari alla riuscita della rapina del secolo, che finiscono col coincidere con gli ingranaggi della narrazione filmica. Intricata è anche la rete infinita di simmetrie disegnate in Orizzonti di gloria (1957), contestato film antimilitarista sulla prima guerra mondiale, di cui va ricordata la drammatica sequenza dell’interminabile carrellata nella trincea, mentre Kirk Douglas passa in rassegna i suoi soldati che si preparano ad andare incontro alla morte. La collaborazione con Kubrick convince Douglas, questa volta in veste anche di produttore, ad affidargli – in sostituzione di A. Mann – la regia di Spartacus (1960), kolossal ambientato nell’antica Roma, che divulga un po’ grossolanamente lo schema marxista della lotta di classe e che si può considerare l’unico film non partorito dalla sua mente.

Ossessivo e nevrotico nella richiesta ai suoi collaboratori della perfezione sia tecnica che formale, ha però sempre saputo interessare il pubblico e il costante successo gli ha permesso di disporre di produzioni illimitate nei costi e il completo controllo dei film. Tutte le storie, mai autobiografiche, pur sembrando completamente slegate ed autonome, ruotano intorno ad una pessimistica visione del mondo e della società, nella quale l'uomo si evolve con la prospettiva del dominio sui più deboli e attraverso la violenza; i suoi film sono una visione allucinata della realtà, certamente non sono terreno nè di rassegnazione, nè di condanna ma di profonda riflessione. Kubrick estremizza in modo personale ed avveniristico la tecnica cinematografica, il marketing e l'uso degli attori. Per pochi secondi di inquadratura ha preteso l'invenzione e la costruzione di alcuni obiettivi inusuali, fino ad allora inesistenti, con cui realizzare riprese particolari come nel caso di "Barry Lindon". La ricerca della perfezione, lo hanno condotto a continui miglioramenti nell'uso della Steadicam ed è il caso di "Shining"; la Steadicam è un particolare e tecnologico sistema di contrappesi che permette alla telecamera a spalla una linearità di ripresa perfetta e senza tremolii e che ha rivoluzionato totalmente sia il cinema che la televisione.

In "Orizzonti di gloria" (1957) e "Full Metal Jacket" (1987), la scelta di attori poco conosciuti e di ambienti metropolitani distanti anni luce da giungle vietnamite e eroici combattimenti, è motivata dalla ricerca di un'analisi oggettiva della guerra, mai raccontata attraverso le singole storie o le emozioni degli interpreti: in entrambi l'avventura e l'eroismo sono inesistenti, o comunque insignificanti, mentre si mette in discussione la crudeltà ingiustificata della lotta tra i popoli. Due pellicole distanti tra loro trent'anni, sulla guerra... non di guerra. "Orizzonti di gloria" è stato girato in Germania: straordinarie le carrellate sulle trincee e sul campo di battaglia, ha filmato in mezzo all'acqua e al fango, sia la troupe che il cast sono stati messi a dura prova; il risultato è così verosimigliante da meritare i complimenti di Churchill. Un capolavoro difficile, commovente e... impietoso! In Francia proibito per diversi anni, in Belgio responsabile di disordini tra reduci e pacifisti. In "Full Metal Jacket" si racconta di un gruppo di marines addestrati per diventare "non dei robot, ma dei killers". Il soldato Joker, alias Matthew Modine, incarna l'aggressività e la violenza senza senso di cui gli esseri umani sono capaci; è un commovente viaggio, soprattutto nel secondo tempo, nelle sventure e le ripercussioni sull'uomo della guerra. E ancora, per comprendere la «guerra» di Kubrick, "Il Dottor Stranamore": una cinica, grottesca e crudele ironia sulla guerra fredda, in cui un incredibile Peter Sellers interpreta tre parti diverse.

Nel 1963 gira "Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba", una commedia satirica e allucinante allo stesso tempo. La pellicola provoca grande attenzione ed ammirazione da parte dei critici di tutto il mondo e gli vale tre nomination all'Oscar (miglior regia, miglior produttore e co-autore). Il film, prima Black Comedy della storia del cinema, è notevole anche da un punto di vista storico e riesce mirabilmente a dare forma al terrore dell'atomica all'epoca della guerra fredda, soprattutto in considerazione del fatto che gli ambienti sono ricostruiti con la massima verosimiglianza e tutte le procedure militari corrispondono a quelle realmente in vigore all'epoca.
"2001: Odissea nello Spazio" (1968) vede la luce dopo quattro anni di lavorazione e una spesa di 10 milioni di dollari, 6 milioni e mezzo solo per gli effetti speciali. Il film, oltre ad essere uno dei picchi più alti raggiunti dalla cinematografia mondiale, è una profonda riflessione filosofica sulla natura dell'uomo, sulla sua evoluzione e sul suo rapporto con l'universo. Il film riceve svariate nomination agli Oscar, ma vince solo quello per gli effetti speciali. Numerosissime le scene da antologia, dalla più ampia ellissi della storia del cinema, dall'osso della scimmia all'astronave oblunga che "danza" sulle note del "bel Danubio blu" alla sequenza delle stelle, fino all'enigmatico finale con l'embrione che dallo spazio, concede uno sguardo in macchina che buca lo schermo cinematografico fino allo spettatore.

Kubrick progetta un nuovo kolossal sulla vita di Napoleone, ma la produzione, troppo costosa, non decolla. Nell’estate del 1969 si dedica allora all’elaborazione della sceneggiatura del romanzo di Antony Burgess:
"Arancia Meccanica"; che realizza nell’inverno del 1970/71, girando quasi completamente in esterni, con una piccola troupe, macchine molto leggere e il suono in presa diretta.
Un nuovo progetto di grande portata è il successivo film storico: Barry Lyndon (1975), tratto dal romanzo di W. M. Thackeray. Girato in Irlanda, Inghilterra, Germania, il film comporta un grande dispendio di mezzi, dovuto anche all’ormai leggendario perfezionismo di Kubrick che gira chilometri di pellicola per ogni scena, e impone riprese complicatissime per sfruttare esclusivamente la luce naturale. A questo scopo Kubrick utilizza un obiettivo Zeiss per macchina fotografica adoperato dai tecnici della NASA che gli permette riprese notturne avvalendosi soltanto della luce delle candele.
Dopo aver rifiutato l’incarico di realizzare il sequel de L’Esorcista (1973), Kubrick accetta l’offerta dei dirigenti della Warner Bros di portare sul grande schermo il romanzo di Stephen King: "The Shining" (1980). Il film viene realizzato nell’arco di quattro anni ed è caratterizzato come sempre da un’estrema cura tecnica, che comporta tra l’altro l’utilizzo della staedy-cam, una cinepresa montata al corpo dell’operatore e ammortizzata con congegni idraulici, che garantisce una scioltezza di movimenti altrimenti impossibile.
Devono trascorrere altri sette anni perché il regista si dedichi ad un nuovo progetto, affrontando un genere cinematografico completamente diverso: a partire dal romanzo The Short Timers di Gustav Hasford, realizza il film di guerra "Full Metal Jacket" (1987). Il Vietnam, ricostruito in una vecchia stazione del gas a Beckton, alle porte di Londra, è l'ambientazione che consente a Kubrick di descrivere la regressione della recluta Joker
da soldato ad assassino che scompare nell'oscurità cantando la canzone di Mickey Mouse.

Il film che chiude la carriera cinematografica di Kubrick costituisce anche la più enigmatica delle sue opere. Costruito sull’intreccio di psicologia e racconto giallo, Eyes Wide Shut (1999) deve la propria origine alla novella Doppio Sogno di Arthur Schnitzler, alla quale si mantiene sostanzialmente fedele, allontanandosene per quanto riguarda solo il significato criptico del messaggio. Kubrick muore prima dell'uscita nelle sale stroncato da un infarto, dopo anni di lavorazione e due anni di riprese.

Maniaco della perfezione, esigente sul set, assoluto padrone di ogni fase della realizzazione dei propri film che spesso sceneggia, gira e monta lui stesso, Kubrick ama giocare sulle ossessioni, sui meccanismi ludici, sulle simmetrie perfette: il suo cinema forma una fitta rete di rimandi alle altre arti – pittura, letteratura, musica, teatro, architettura – costituendo una sintesi estetica e una summa poetica come pochi altri nella storia del cinema.

Il senso estetico dei suoi film è il risultato di un lavoro di integrazione fra diversi canali comunicativi: il contesto reale delle sue storie è infatti un tessuto di immagine e musica, elemento fondamentale per veicolare emozioni nello spettatore. In ogni pellicola il regista recupera ispirazioni dalla storia dell'arte di ogni secolo, da Jack Torrance abbandonato sulla sedia di lavoro che richiama "Il sonno della ragione genera mostri" di Goya, ai magistrali Piano Sequenza di Barry Lyndon, continue citazioni dei quadri inglesi tra il '500 e il '600. La musica inoltre, elemento fondamentale, sottolinea in ogni film momenti particolari. Dal "Ludovico Van" di Alex che celebra la sua ultraviolenza, al candido swing della chiusura di Dottor Stranamore che celebra con leggerezza la fine dell'essere umano imputabile alla sua stessa stupidità. Ogni momento costruito tra immagine e suono è una risata a denti stretti sulla convenzionalità, è un rasoio che seziona i comportamenti degli astanti svelando come dietro le grandi ideologie ci sia solo la bassa animalità dell'essere umano.

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2 settembre 2011 5 02 /09 /settembre /2011 16:27

Descrizione del film "Match Point", con Jonathan Rhys-Meyers e Scarlett Johansson.

Match Point è una pellicola cinematografica realizzata nel 2005 dal leggendario regista nativo di New York, Woody Allen. Il film è uscito in DVD negli Usa nell'aprile dell'anno 2006, in Gran Bretagna l'8 maggio e in Italia a fine agosto, sempre dello stesso anno. Invece, in Blue-ray è uscito, in Italia, nel novembre del 2010.

Il film è stato proposto al Festival di Cannes del 2005 come film fuori concorso. La colonna sonora della pellicola è tratta da un disco in vinile di pezzi cantati da Enrico Caruso, storico tenore italiano.

Il film descrive le vicende del giovane Chris (interpretato da Jonathan Rhys-Meyers), irlandese di modeste origini, il quale riesce a evadere dal proprio habitat grazie allo sport. Infatti, si dedica al tennis. Successivamente, lasciato il tennis e il Paese di provenienza, si trasferisce a Londra con lo scopo di avere più possibilità nel mondo del lavoro.

A Londra incontra gli Hewett, una famiglia dell'alta borghesia che lo accoglie con entusiasmo tra le loro amicizie come maestro di tennis. Chris conosce la figlia degli Hewett, Chloe, e la sposa. Ma è chiaramente un matrimonio di convenienza per il ragazzo, che finalmente raggiunge alte posizioni lavorative e grossi guadagni economici.

La vita di Chris sarà scombussolata dall'arrivo di un'attraente bionda ragazza americana, Nola (interpretata da Scarlett Johansson), reduce da un'esperienza sentimentale con il cognato di Chris, Tom (che nel film diventerà anche un grande amico di Chris). La passione che nasce a prima vista tra Chris e Nola diventa in breve tempo incontrollabile, tanto da far instaurare a Chris una lunga e costante relazione extraconiugale.

Intanto, il matrimonio tra Chris e Chloe va in crisi e Chris sarà più volte sul punto di svelare a sua moglie il tradimento, ma non ne avrà mai il coraggio. Quando poi Nola rimane incinta, Chris non ha più scuse, dovrà confessare assolutamente tutto a Chloe, ma invece Chris perderà completamente il controllo sulla sua vita e ricorrerà a un tragico gesto.

Chris sarà quasi sul punto di essere scoperto per le malefatte commesse per sbarazzarsi della "scomoda" Nola, ma la fortuna, tema centrale del film, lo assisterà in maniera decisiva.

Scena tratta dal film "Match Point".
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