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25 aprile 2012 3 25 /04 /aprile /2012 02:00

Il prossimo 9 luglio, centinaia di migliaia di utenti di Internet potrebbero perdere l'accesso alla Grande Rete. L'allerta è stata lanciata dall'FBI, e si riferisce a virus che potrebbero aver infettato i computer di migliaia di utenti attraverso il meccanismo dello spam (truffe e frodi innescate da messaggi di posta elettronica fasulli). 

cybercrime.jpg

L'allarme arriva da un riscontro dell'FBI dopo diversi arresti di "scammer", cyber-criminali che avevano messo in piedi un sistema di truffa basato su falsa pubblicità. Dopo gli arresti, l'Fbi ha rilevato che sui computer delle persone truffate internet non funzionava più. Da qui la scoperta del virus che potenzialmente ha infettato un numero molto grande di macchine, e che è programmato per entrare in azione durante l'estate...(CONTINUA)

fonte: http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/04/23/news/un_virus_minaccia_black_out_del_web_fbi_centinaia_di_migliaia_a_rischio-33696490/

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30 novembre 2011 3 30 /11 /novembre /2011 01:59

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Tenderly lancia Aquatube, il rivoluzionario tubo che puoi gettare tranquillamente nel WC
Rotolo di carta igienica vuoto? Da ora non dovrai più preoccuparti dei rotoli vuoti sparsi nel bagno! Aqua Tube è l'unico tubo che si può gettare nel WC. Una volta gettato, Aqua Tube si disperde istantaneamente nelle tubature. Da ora c'é una soluzione comoda per risolvere il problema dei rotoli vuoti!

Come funziona? Basta gettare semplicemente il tubo nel water ed osservare Aqua Tube™ scomparire insieme alla carta igienica. Aqua Tube™ infatti é biodegradabile e si disperde istantaneamente nelle tubature. Andando sul sito dedicato ad Aquatube potrete scoprire interessanti novità e giocare all’Aquetube game. Troverete anche le indicazioni per scaricare l’app gratuita per Iphone e Ipad.

Prenota online i voli economici eDreams!

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22 novembre 2011 2 22 /11 /novembre /2011 15:26

facebook_entertainment.jpgLa rivoluzione corre sul web. Il social network più popolare si appresta a diventare una piattaforma dell'intrattenimento. E l’analista James McQuivey prospetta risvolti economici strabilianti di Simone Porrovecchio. Basta cliccare il tasto ‘mi piace’: se poi il video o il film piace davvero, lo si può avere come ‘video on demand’. Appena 3,50€ per quarantotto ore di disponibilità. Se non si trattasse di Facebook, la funzione on demand per un tempo limitato non è certo una novità. La Warner Brothers dalla scorsa primavera mette a disposizione i suoi film a condizioni simili. Ha cominciato con la serie di Batman ‘The Dark Knight’ e sta continuando con centinaia di altri titoli. A luglio è stata la volta della BBC. Intanto anche Universal e Paramount hanno installato su Facebook le proprie videoteche online. Persino le produzioni indipendenti stanno riconoscendo nella funzione ‘a richiesta’ di Facebook nuove, importantissime, fonti di guadagno.
Flink Launch è il nome di una piattaforma streaming che offre piccole produzioni indipendenti a un prezzo da uno a cinque dollari. Pagabili in accrediti Facebook. La nuova moneta di scambio degli accrediti Facebook fa guadagnare all’invenzione di Mark Zuckerberg una media del 30% per ogni video richiesto. Questa l’accordo con Warner. Per l’industria cinematografica si apre con Facebook non solo un nuovo vastissimo mercato di utenti paganti, ma anche un accesso a informazioni di una precisione tale che è impossibile acquisire anche con le più grandi agenzie di ricerche di mercato. Chi vuole vedere un film  deve, come per ogni altra funzione, autorizzare l’inoltro di informazioni personali. Tra queste, nome, foto, sesso, rete, numero di riconoscimento, amicizie. Esattamente quello che accade con la funzione ‘condividi con tutti’.
Naturale che i garanti della privacy vedano l’espansione di Facebbok con occhio critico. Quando alla fine di agosto anche la Miramax è sbarcata su Facebook con un App di Video on Demand ad hoc, il CEO della casa cinematografica Michael Lang ha scritto nel suo Blog tutto il bene possibile su una piattaforma, Facebook, dove più o meno 50 milioni di user segnalano il loro interesse per i film della Miramax. “È un onore essere partner di Facebook. Noi crediamo in Facebook  e alle nuove sconfinate possibilità che ci apre” ha dichiarato Lang. Un inno, in confronto alla riservatezza imposta ai piani alti di Facebook, dove si preferisce (ancora) non parlare di ‘partners in business’. Prendete il sobrio commento emanato da Facebook sugli accordi con Paramount, uno tra i più promettenti. “La nostra piattaforma e il nuovo sistema degli accrediti è a disposizione di tutti gli sviluppatori. E siamo entusiasti che aziende come Paramount facciano esperienza anche sui loro contenuti con social network che mettono in comunicazione centinaia di milioni di persone”.
L’entusiasmo è sicuramente autentico. La presa di distanza dall’aspetto economico forse un po’ meno. Perché intanto gli osservatori più attenti vedono chiari i segni di una strategia complessiva. L’offerta video è solo un tassello di questa strategia. È ormai certo che Facebook si stia muovendo in direzione di una ‘piattaforma dell’intrattenimento’ a 360 gradi. Così l’ha chiamata Nick Bilton, responsabile IT Blogger del New York Times. E c’è da credergli se anche l’esperto di tecnologie online dell’ascoltatissimo blog ‘GigaOM’ Michael Wolf dice più o meno la stessa cosa. Che Facebook starebbe addirittura preparandosi a diventare ‘un sistema operativo di Internet per il social entertainment’. Una specie di centrale di smistamento globale per contenuti di intrattenimento della più varia natura. Se Wolf avesse ragione, per la ricerca di contenuti, video, musica, lettura e acquisto, non ci sarebbe in pratica più bisogno di ‘uscire’ da Facebook. E Facebook (apparentemente) resta a guardare. Senza conferme di un diretto interessamento allo sviluppo miliardario di questa visione. Come se i miliardi di dollari si muovessero da soli.
Per l’analista James McQuivey che osserva il mercato per la potente agenzia di ricerca e analisi Forrester Research, ‘il futuro è vicino in cui Facebook assumerà il ruolo di agenzia centrale di collegamento di indicazioni e gusti’. Qualunque cosa questo significhi, suona plausibile. ‘È impensabile che Facebook rinunci al controllo di questo aspetto dell’universo mediatico’. D’altra parte con Google+ è arrivato il primo serio concorrente. La domanda che resta è solo una: cosa offrire di più agli utenti. Per Zuckerberg la domanda è come tenersi i 700 milioni di user, o meglio, come utilizzare al meglio questo impensabile potenziale di aquirenti. Con la non ancora dichiarata ‘offensiva di contenuti’ Facebook si mette sulla buona strada per raggiungere più obiettivi. Far passare agli utenti ancora più tempo sulle pagine ‘white and blue’, stimolarli a una condivisione di contenuti sempre più massiccia, generare nuovi profitti.
‘C’è da aspettarsi che il ricavato su ogni transazione di contenuti diventi entro breve la principale fonte di guadagno di Facebook’, continua McQuivey. Ed è ormai un fiume in piena di voci di nuove o possibili collaborazioni. Musica? Il Blog musicale Mashable parla da settimane dell’integrazione del servizio di streaming Spotify. Film? Non ci sono solo gli studios a fare la fila alla porta di Zuckerberg.  Da giugno nel Consiglio di Amministrazione di Facebook è arrivato il CEO del colosso americano di video Netflix. Live TV? La prima messa in rete di una partita di calcio dal vivo, Ascot United vs Wembley FC, è stata sponsorizzata da una multinazionale. Videogiochi? Facebook è già la nave appoggio di fenomeni di massa quali ‘Farmville’ o ‘Mafia Wars’. E le foto? Facebook è di gran lunga la principale piattaforma di scambio al mondo. Mancano i libri. Ma ad Agosto Facebook ha acquistato la Push Pop Press, azienda leader di soluzioni E-Book per iPhone e iPads. ‘Se ogni singolo user di Facebook mettesse le sue note, aggiornamenti, foto e materiale preferito in un unico raccoglitore di contenuti digitali, e li condividesse o addirittura vendesse ad amici, ci troveremmo di fronte alla nuova rivoluzione on line dopo Facebook. Un modo tutto nuovo di interagire con i contenuti, con il mondo delle idee. I segni ci sono già tutti" conclude McQuivey.

(a cura di Simone Porrovecchio)

FONTE: http://d.repubblica.it/argomenti/2011/11/20/news/facebook_intrattenimento-656148/   link

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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 19:08

iphone-apps.jpg

Nate cinque anni fa per il primo modello dell'iPhone, subito si trasformarono in un potentissimo e trasversale strumento di gioco o di lavoro. Oggi sono diventate il nuovo web. Era il 9 gennaio 2007 e al Moscone Center di San Francisco, Steve Jobs presentava il primo modello di iPhone: il 2g. "Apple reinventa il telefono" era lo slogan. Per come sono andate le cose, non era affatto esagerato. "Ohhhh", faceva la folla ogni volta che Jobs svelava una nuova funzione. "It's like magic", diceva lui. Quel discorso fece epoca. Una frase però la notarono solo gli hacker. Diceva più o meno: le applicazioni dentro l'iPhone ce le mettiamo noi della Apple e basta. Jobs, infatti, non voleva che nessuno potesse sporcare, danneggiare o modificare quell'apparecchio che ai suoi occhi era perfetto così. Niente apps esterne, quindi. Fu un errore strategico clamoroso. Ma fu anche un veto che per sua fortuna durò poco, anzi, nulla: il tempo di far arrivare gli iPhone nelle mani degli hacker di tutto il mondo. E la rivoluzione ebbe inizio.

In Italia il primo a metterci sopra la mani fu iRev, alias Max Uggeri, 45 anni oggi, già noto come "Il Reverendo" dai tempi in cui era minorenne e faceva impazzire la polizia postale con le sue incursioni informatiche; e poi passato dalla parte dei buoni ad occuparsi di sicurezza digitale. iRev smontò l'apparecchio, "perché solo così capisco che roba è", disse "wow" e in pochi minuti la prima app era già pronta: si chiamava Free Contact, un modo per scambiarsi i contatti delle rubrica con un clic (fece 15 milioni di download ufficiosi...). Ora, va detto che questa stessa cosa capitava contemporaneamente in tutto il mondo: nuove apps nascevano alla velocità della luce. Non si potevano fermare, andavano cavalcate. E così fu. A giugno Jobs aprì uno negozio ufficiale, dove venderle dopo averle vistate e approvate, e la storia è cambiata.
Oggi le app sono il nuovo web. Un indicatore su tutti. "Fino a qualche tempo fa le aziende chiedevano di avere un sito per comunicare con i clienti: ora vogliono un'app" osserva Silvia Vianello, docente di marketing alla Bocconi e conduttrice di un programma tv quotidiano sul tema, Smart&Apps. Il lato più interessante della storia delle apps però non è chi le scarica e le utilizza, ma chi le inventa e le realizza. Facendo a volte moltissimi soldi. Il caso limite sono i cugini finlandesi Mikael e Niklas Hed che con il giochino "Angry Birds", scaricato da 75 milioni di utenti, hanno incassato 50 milioni di euro in un anno investendo... 51 tentativi sbagliati. All'inizio gli sviluppatori di apps erano i webmaster, quelli che facevano i siti. Oggi sono tutti.

FONTE:   http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/11/20/news/mondo_app-25299306/   linkapps

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18 novembre 2011 5 18 /11 /novembre /2011 14:21

Twitter-Logo.jpgTwitter è forse il mezzo meno idoneo per reperire un redattore, ma resta un ottimo strumento per organizzare le idee. Che siate giornalisti on line o web writer, non c’è dubbio che questo social network sia una vera e propria fucina di spunti. In America sono  pochi i redattori che non hanno un profilo su Twitter, ed anche da noi sono in aumento i professionisti del web che lo utilizzano per raccogliere impressioni, segnalazioni e notizie. La scrittura on line è l’ultimo step di un minuzioso processo di ricerca. Come possiamo sfruttare al meglio questo mezzo e trarne benefici per il nostro lavoro redazionale?
La risposta arriva direttamente dall’America . Il segreto è utilizzare Twitter come fosse uno storyteller : ascoltare le storie, raccontarle e condividerle, a patto che nulla sia lasciato al caso. Seguendo poche, semplici linee guida, trasformeremo un gioco in una grandiosa macchina da lavoro.

Colpire l’attenzione degli interessati
Il primo obiettivo è la nostra visibilità. Dobbiamo twittare links dai nostri account per attirare l’attenzione delle persone giuste. Se, ad esempio, prepariamo un’intervista, potremmo spedire un’email all’intervistato e chiedergli di twittarla per raggiungere anche la sua rete di contatti.

Iniziare una conversazione per incrementare la rete di followers
Invece di twittare sempre i titoli dei nostri pezzi, proviamo ad avviare una conversazione, condividendo solo un dettaglio della storia o della notizia. Proponiamo delle domande e interveniamo man mano che la discussione si avvia. Il dibattito è assicurato.

Concedere un’anteprima ai lettori
Il lettore è sacro e va coltivato come un fiore. Per incuriosirlo, potremmo concedergli delle anteprime con un tweet: una sbirciatina agli articoli in programma per invitarlo a restare in campana e a seguirci.

Restare al passo con le fonti e con le idee
A corto di idee? Twitter può stimolare la fantasia. Cerchiamo i colleghi della nostra zona e seguiamoli on line: avremo a disposizione una fonte d’ispirazione col vantaggio di un aggiornamento continuo.

Carpire le reazioni
Twitter è anche un modo per sondare le reazioni dei lettori e individuare nuove istanze dal basso. Per gli appassionati di linguaggio e stile, potrebbe rivelarsi un ottimo viatico. Provare per credere.

Trovare fonti locali
L’applicazione “ricerca” è ottimo per le parole chiave, ma per vedere cosa stanno twittando le persone della nostra community territoriale, dobbiamo ricorrere all’applicazione per la “ricerca avanzata”. Incrociando le due ricerche, possiamo potenziare i risultati, e contattare la persona che desideriamo intervistare. Twitter si trasforma così in un trampolino di lancio, che non sostituisce l’interazione tradizionale, semplicemente la facilita.

Rivangare il passato
Il limite di Twitter è che non ci permette di cercare notizie di mesi o anni fa. Ma esiste un’altra applicazione, per esempio, che consente di cercare anche tweets passati da un po’. In questo modo possiamo utilizzare il social network anche per fare delle ricerche.

Aggiornare i lettori su un avvenimento in corso
Se stiamo seguendo una storia o un accadimento particolare creiamo un account ad hoc. Molti siti d’informazione, ad esempio, hanno optato per questa soluzione in vista della nomina del nuovo governo tecnico Questo non solo alimenta la nostra credibilità di redattori ma offre un  servizio migliore ai lettori.

Trasformare la ricerca in un momento di confronto collettivo
Twitter è un buon sistema per coinvolgere i lettori nel nostro lavoro, soprattutto quando ci sono scadenze in vista. Non dobbiamo far altro che interrogarli on line con domande o richieste d’informazioni specifiche.

Costruire la propria credibilità
La disinformazione è sempre in agguato, specie su internet. Assicuriamoci di pubblicare notizie certe e non temiamo di smentire quelle false. La smania di essere i primi a trattare un argomento può indurci a commettere gravi errori. Preoccupiamoci di confrontare sempre le informazioni: contribuirà ad accrescere la stima dei lettori.
Twitter è una finestra sul mondo. Tanto vale approfittare.

(a cura di Marina Bisogno)

FONTE: http://www.webhouseit.com/2011/11/twitter-amico-dei-redattori-on-line/   link

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12 agosto 2011 5 12 /08 /agosto /2011 11:26

Scopriamo il sito web di "Ara Shoes", produttrice tedesca di scarpe, facendo però prima una rapida presentazione dell'azienda stessa.

Presentiamo "Ara Shoes".

"Ara Shoes" è da alcuni decenni sinonimo di scarpe alla moda e di elevata qualità. Le scarpe della azienda tedesca hanno una perfetta vestibilità e un accattivante aspetto. Oltre a produrre e commercializzare in tutto il globo, la "Ara Shoes" è dotata di una vasta rete di distributori e concessionari. Inoltre, è un'azienda in cui operano quattromila dipendenti, e risulta essere molto competitiva nel campo del fashion business, pur dichiarandosi ancora un'azienda che si muove seguendo principi da ditta familiare.

Contenuti e prodotti all'interno del sito

Il sito Internet dell'azienda calzaturiera tedesca "Ara Shoes" è rintracciabile all'indirizzo Ara-shoes.de. Il sito è in tedesco, ma dà la possibilità di consultarlo in altre quattro lingue: inglese, francese, tedesco e polacco. Infatti, nella "home page" troviamo in alto a destra i collegamenti al sito realizzato in altre lingue sotto le diciture "EN", "FR", ecc.

Subito dopo la striscia di sigle dedicate alle lingue, nella riga successiva, a sinistra, abbiamo i links relativi alle aree del sito, sotto le denominazioni "Collection", "Shop finder", "Our shoes", "Company" (ci esprimiamo in inglese e non in tedesco per facilitare la comprensione). Accanto ai quattro collegamenti (scritti con uno stile di scrittura leggermente più grande delle sigle della riga precedente) compare un piccolo motore di ricerca interno al sito, corredato dall'icona della lente d'ingrandimento, dall'invito a cercare con "Search item", e dal bottone "Search".

Superata la parte letterale del sito, appena un po' più sotto alla riga delle aree e del motore di ricerca, notiamo un'immagine che ritrae un affascinante uomo e due donne molto interessanti e intriganti (una bionda e una mora), tutti sui trentacinque anni, che sorridono e appaiono sereni. L'immagine si alterna con un'altra analoga, dove però l'ordine dei protagonisti, da sinistra a destra, è diverso. Le due immagini hanno come appendice due slogan: "Discover the world of ARA" e "Shoe fashion that fits me". Subito dopo, troviamo quattro prodotti raffigurati e tutti cliccabili, ognuno di essi accompagnato da una scritta anch'essa cliccabile: ara, jenny by ara, ara bags, ara men. In fondo a destra c'è anche la possibilità di cliccare su "Newsletter" per essere aggiornati su tutte le novità del sito ma soprattutto del catalogo dei prodotti "Ara Shoes".

Cliccando su "Collection" (o "Kollektionen" per quanto riguarda la parte tedesca) scopriamo che "Ara Shoes", tramite il suo sito, mette in evidenza una ricca offerta di scarpe: ci sono, tra le tante, ben 18 sandali e 27 scarpe casual.

shoe
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11 agosto 2011 4 11 /08 /agosto /2011 14:21

Illustriamo un importante marchio italiano di calzature sportive, e il relativo sito Internet.

Presentazione della ditta

La ditta "Andrea Shoes" fa ormai parte del mondo delle scarpe sportive da un paio di decenni. Ha la capacità di soddisfare ogni tipo di giocatore grazie a calzature molto comfortevoli, e prodotte del tutto a mano. Ulteriori elementi di affidabilità del marchio sono rappresentati dall'uso di pelle di tipo esclusivo e dalla maniera di curare ogni minimo dettaglio in modo eccellente.

La ditta può contare su esperti artigiani, i quali selezionano personalmente materie prime e particolari innovativi in modo da dare al cliente un prodotto tecnico, ed elaborato totalmente nel territorio italiano.

Durante gli ultimi 20 anni, la Andrea Shoes ha avuto spazio anche sulla carta stampata, a dimostrazione del fatto che la ditta ha saputo bene inserirsi, nonostante l'agguerrita concorrenza di marchi internazionali, nellOlimpo' della produzione di scarpini calcistici. Ad esempio, la rivista sportiva "Guerin Sportivo" ha premiato le scarpe della Andrea Shoes come prime nella classifica del rapporto qualità-prezzo''. Il giornale australiano "Soccer International", invece, ha dato alla ditta italiana un premio per la stabilità e l'estetica dei prodotti. Un articolo dedicato alla Andrea Shoes è stato pubblicato anche dala rivista italiana "Sport Week".

La "Andrea Shoes" ha un proprio stand a Monaco di Baviera all'interno della Fiera Internazionale dell'Abbigliamento Sportivo.

La collezione "Andrea Shoes" è costituita da 16 scarpini, i cui nomi sono: Storm Light; Storm; Futura; Italia; Suprema; Extrema; Champion; Bomber; Competition; San Siro; Five Pro; Match Pro; Dribbling; Junior; Under Silver; Gold Turf. Essi sono tutti presentati nel sito della ditta (illustrato nella sezione successiva).

Descrizione del sito "Andrea Shoes''.

Il sito della "Andrea Shoes" è consultabile all'indirizzo Andreashoes.com. La "home page" si presenta con sfondo nero e con in alto quattro scritte cliccabili, semplici, piccole e bianche, che rimandano alle quattro aree del sito. Accanto ai quattro links, appare una bandierina britannica che conduce alla versione inglese del sito.

Sotto le quattro diciture (Azienda, News, Prodotti, Contatti) e la bandierina, compare un rettangolo in cui è presente la raffigurazione di un calciatore che calcia al volo, ovviamente con un modello di scarpe "Andrea Shoes", un pallone, che diventa animato rimbalzando per 4-5 secondi. Nel pannello è compreso anche lo slogan della ditta, ovvero "Pure Passion". Inoltre, è da sottolineare anche il piccolo tricolore situato in alto a destra con la scritta "Made in Italy".

Scorrendo giù sempre nella "home page", appare un trafiletto verticale che illustra la storia della ditta "Andrea Shoes". Spulciando tutto il sito si viene a conoscenza dei riconoscimenti avuti dalla ditta nel mondo sportivo internazionale e si visualizza l'intera gamma di scarpe sportive.

Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore
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3 agosto 2011 3 03 /08 /agosto /2011 14:13

L’elemento fondamentale nell'e-commerce è sicuramente il "carrello di spesa". Dunque, un negozio online avrà successo solo se riuscirà a guidare un suo potenziale acquirente in direzione della cassa.

L'acquirente deve essere aiutato nella navigazione, ma pure nell'acquisto: dare al cliente l'occasione di effettuare con molta facilità un ordine di acquisto online è molto vantaggioso poiché riesce a fare breccia anche su coloro che hanno scarsa pratica con gli strumenti telematici o che magari non hanno molto tempo disponibile. Per realizzare un e-commerce, dunque, risulta centrale l'obiettivo di ridurre al minimo gli sforzi dell'acquirente online.

La clientela si sentirà incentivata all'acquisto solo se avrà davanti a sé una procedura veloce e intuitiva; invece, un processo macchinoso tenderà a far desistere i clienti.

Per l'efficacia dell'e-commerce, particolare attenzione deve essere prestata alla possibilità di consentire agli utenti di attuare una personalizzazione dei prodotti, modificandoli, aggiungendoli e/o rimuovendoli dagli ordini d'acquisto. Così facendo, il cliente avrà la sensazione di poter effettuare un'infinità di azioni.

Il check-out ideale deve avere una sola pagina per il carrello, dove appariranno: i prodotti aggiunti, quanto vale totalmente la spesa, le varie funzioni di aggiungi/conferma/modifica/elimina un prodotto e il corrispondente ordine di acquisto; e un'altra pagina per inserire e confermare i dati del cliente per le operazioni relative alla fatturazione.

Sarà indispensabile evitare che il cliente, sentendosi disorientato, sviluppi un'idiosincrasia per l'operazione di check-out. Più accadranno impedimenti tecnici tra l’intenzione all’acquisto e il vero acquisto, e più saranno le possibilità che l'utente abbandoni il negozio.

e-Shopping Trolley with Globe
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