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20 gennaio 2014 1 20 /01 /gennaio /2014 22:31

Tè, cioccolata e frutti di bosco sono alleati contro il diabete. Infatti, consumare grandi quantità di flavonoidi, fra cui antociani e altri composti presenti, appunto, in bacche, the e cioccolato, potrebbe offrire una protezione contro il diabete di tipo 2. Lo indica una ricerca da parte dell'University of East Anglia e del King College di Londra.

cioccolato.jpg (lapulceonline)

I risultati, apparsi sul 'Journal of Nutrition', svelano che un elevato consumo di questi preziosi composti è associato a una ridotta insulino-resistenza e a una migliore regolazione del glucosio nel sangue. La ricerca, effettuata su quasi duemila donne, ha scoperto che questi gruppi alimentari riducono l'infiammazione associata a diabete, obesità, malattie cardiovascolari e tumore. "La nostra ricerca - dice Aedin Cassidy della Norwich Medical School, che ha diretto lo studio - ha esaminato i vantaggi di mangiare alcuni sottogruppi di flavonoidi. Ci siamo concentrati sui flavoni, che si trovano in erbe come prezzemolo, timo e sedano, e gli antociani presenti in bacche, uva rossa, vino e frutta di colore rosso o di colore blu. Questo è uno dei primi studi umani su larga scala a indagare su come questi potenti composti bioattivi potrebbero ridurre il rischio di diabete".

cioccognocca.jpg

I ricercatori hanno studiato quasi 2.000 donne sane, all'interno di una ricerca sui gemelli (TwinsUK), i quali avevano completato un questionario alimentare elaborato per stimare l'assunzione di flavonoidi nella dieta. Campioni di sangue sono stati analizzati per valutare regolazione del glucosio e infiammazione. L'insulino-resistenza, requisito del diabete di tipo 2, è stata valutata utilizzando un'equazione che considera i livelli di insulina e di glucosio a digiuno. "Abbiamo scoperto - spiega Cassidy - che coloro che consumano enormi quantità di antociani e flavoni, presenti in cibi come frutti rossi, uva, vino avevano anche meno probabilità di sviluppare la malattia". Inoltre, le donne "che mangiavano più antociani sono meno a rischio di soffrire di infiammazione cronica. 

ragazza-mangia-cioccolata-snack_650x447.jpg

Ma non solo, queste sostanze aiutono anche a combattere stati infiammatori cronici, legati al diabete ed obesità. Per quanto riguarda la cioccolata, quella più ricca di flavonoidi è quella pura e fondente, composta quasi esclusivamente da cacao. Si tratta della variante che spesso insorge nella terza età, legata alle abitudini alimentari. Il motivo? La presenza in questi alimenti di flavonoidi e antocianine, sostanze che appunto abbassano i livelli di insulino resistenza. A sorpresa dunque la cioccolata potrebbe ridurre il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2, quello alimentare, perché ricca di flavonoidi. Può sembrare un paradosso, visto che praticamente tutti i malati di diabete considerano il cioccolato come un vero e proprio “veleno” per la propria glicemia.

cioccolato-ragazza-mangia300.jpg (italiaatavola.net)

fonte: http://www.sassarinotizie.com/24ore-articolo-230116-salute_cioccolato_the_e_frutti_di_bosco__scudo__contro_diabete.aspx

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18 gennaio 2014 6 18 /01 /gennaio /2014 23:43

sovrappeso-curvy-ragazze-bellezza-300x172.jpg

Sulla celebre rivista scientifica ''Plos One'' sono apparsi i risultati degli studi sul rapporto tra obesità e carenza di vitamina D svolti dal Laboratorio di Pediatria del Dipartimento di Scienze della Salute dell'Università del Piemonte Orientale ''Amedeo Avogadro'', coordinato da Gianni Bona. La ricerca ha evidenziato un ipotetico attore coinvolto nel deficit di vitamina D associato all'obesità. Tali dati potranno agevolare nella comprensione del ruolo del deficit di vitamina D sullo stato di salute e dell'eventuale effetto protettivo della supplementazione con vitamina D, soprattutto se intrapresa in eta' pediatrica, nei confronti dei danni infiammatori a distanza provocati dall'obesita' insorta in eta' evolutiva.

9816753-ragazza-magra-con-un-pollo-intero-ragazza-grassa-ch.jpg

L'obesità e il deficit di vitamina D rappresentano condizioni patologiche diffuse in proporzioni epidemiche su scala mondiale, con allarmanti dati anche in eta' pediatrica. Evidenze scientifiche hanno dimostrato un chiaro parallelismo tra obesità e deficit di vitamina ''D'', suggerendone un'associazione. E' inoltre forte il loro collegamento con altre condizioni morbose, come ipertensione arteriosa, diabete mellito, insulino-resistenza, steatosi epatica e sindrome metabolica. Il deficit di vitamina D sembrerebbe essere coinvolto nei disturbi metabolici e nel danno d'organo a lungo termine. Comunque non è ancora del tutto chiarita la relazione tra obesità e deficit di vitamina D.

 

fonte: http://it.notizie.yahoo.com/obesita-39-correlata-con-deficit-vitamina-d-su-103100709.html

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4 gennaio 2014 6 04 /01 /gennaio /2014 19:32

Oramai ci tocca solo la calza della Befana, piena di dolci, cioccolata e caramelle. Le feste stanno terminando e lasciano in eredità un po’ di pancetta, come si poteva prevedere. La Coldiretti ha elaborato delle stime su quanto sono ingrassati gli italiani negli ultimi 15 giorni. Il risultato è imbarazzante: il bilancio parla di un paio di chili in più, a causa dell’assunzione di 15-20mila calorie in eccesso rispetto al fabbisogno quotidiano.

foto da: liquidarea.com e yourself.it

frutta-verdura.jpg

L’associazione degli agricoltori ha dunque dato dei consigli per affrontare una dieta, senza esagerare nelle rinunce. Gli specialisti, infatti, ricordano che il “salto dei pasti” rischia di essere solo dannoso per l’organismo, non apportando alcun beneficio. Quindi per togliere i grassi bisogna ricorrere a due alimenti a basso contenuto calorico: la frutta e la verdura. «In questa stagione tra la frutta da non dimenticare ci sono arance, mele, pere e kiwi mentre per quanto riguarda le verdure quelle particolarmente indicate sono spinaci, cicoria, radicchio, zucche e zucchine, insalata, finocchi e carote», dichiara la Coldiretti. Inoltre «nella dieta non vanno trascurati piatti a base di legumi (fagioli, ceci, piselli e lenticchie) perché contengono ferro e sono ricchi di fibre che aiutano l’organismo a smaltire i sovraccarichi migliorando le funzionalità intestinali ma sono anche una notevole fonte di carboidrati a lento assorbimento, che forniscono energia che aiuta a combattere il freddo», conclude l’organizzazione degli agricoltori.

colored_fruits_vegetable_cancer.jpg

fonte: http://www.iljournal.it/2014/la-dieta-con-frutta-e-verdura-di-stagione/545023

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6 ottobre 2012 6 06 /10 /ottobre /2012 16:58

I neonati sono dotati dell'impulso a succhiare il latte nel momento in cui riconoscono l'odore della mamma. L'allattamento rappresenta dunque una risposta dell'organismo del bambino all'apprendimento della combinazione unica di odori materni. Appena nato, il bebe' e' immediatamente esposto al liquido amniotico della sua mamma e reagisce a questo odore, cominciando a nutrirsi. La tesi esposta è l'esito di uno studio promosso dal Wellcome Trust Sanger Institute guidato da Darren Logan e narrata su 'Current Biology'. Il pensiero prevalente ritiene che i feromoni - ovvero sostanze chimiche che attivano un comportamento innato - influenzino la risposta del neonato, spingendolo a succhiare attraverso un impulso innato.

lattematerno.jpg

Il nuovo studio britannico sostiene, invece, che si impari a riconoscere l'odore prima che sopraggiunga il comportamento. "Ci aspettavamo di rilevare un ruolo significativo del feromone nel controllo dei comportamenti dei topi lattanti, ma abbiamo trovato un meccanismo completamente diverso", ha spiegato Darren Logan, autore principale dello studio. "Abbiamo dimostrato per la prima volta che l'allattamento non e' una risposta al feromone nei topi, bensì una risposta appresa, che si fonda sul riconoscimento di una miscela di odori: il profumo unico della madre". 

lattematernobebe.jpg

Secondo i ricercatori il merito è delle piccole ghiandole - visibili a occhio nudo – sull’areola, intorno al capezzolo: appaiono come dei minuscoli rigonfiamenti e producono un liquido – la cui funzione, fino a oggi, si riteneva fosse esclusivamente quella di proteggere il capezzolo dalla “usura” provocata dalla suzione dei neonati – il cui odore sarebbe irresistibile per i piccoli, soprattutto quando affamati.

fonte: http://salute.agi.it/primapagina/notizie/201210061348-hpg-rsa1018-bebe_succhiano_latte_quando_riconoscono_odore_mamma

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5 ottobre 2012 5 05 /10 /ottobre /2012 21:07

Siete curiosi di conoscere com’è fatto e a che serve il sangue? La buona occasione si chiama “Globulandia – un’avventura in rosso”, la mostra itinerante su sangue e valore delle donazioni organizzata dal Centro Nazionale Sangue (Cns) in collaborazione con la rete italiana delle Città Sane, riconosciuta dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Pensato per i ragazzi, l’evento sarà inaugurato il 10 ottobre a Modena per spostarsi, poi, in altre 7 città: Genova (in concomitanza con il Festival della Scienza 2012), Udine, Massa, Padova, Milano, Torino e Foggia.

globulandia.jpg

''L'obiettivo - come ha spiegato il ministro della Salute Renato Balduzzi in un messaggio inviato agli organizzatori - e' ribadire l'importanza della cultura del dono del sangue come valore sociale". "In particolare questo vale per le nuove generazion i- spiegato ancora Balduzz i- la percentuale di giovani sul totale dei donatori nel 2011 si attesta al 33,31%, un numero troppo basso se si considerano in prospettiva i dati sull'invecchiamento della popolazione".

I visitatori si dovranno muovere all'interno della ricostruzione di un vaso sanguigno per scoprire tutti i dettagli del sangue. I ragazzi, trasportati in un vero e proprio percorso attraverso un vaso sanguigno ricostruito in tutti gli aspetti grazie al quale potranno scoprire meglio l'importanza del sangue per il benessere dell'organismo, leggere schede realizzate sotto la supervisione scientifica della Societa italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia (Simti) e approfondire poi gli argomenti con medici, studenti universitari delle facolta' di Medicina e volontari delle associazioni.

globulandia2.jpg

Disseminare la cultura della donazione è importante per far fronte alle richieste di sangue. In Italia, infatti, vengono effettuate 9.500 trasfusioni al giorno e prima di poter avere a disposizione il sangue artificiale bisognerà aspettare almeno altri dieci anni.

fonte: http://www.ansa.it/saluteebenessere/notizie/rubriche/salute/2012/10/04/Salute-sangue-scoprire-com-fatto-arriva-Globulandia_7577865.html

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4 ottobre 2012 4 04 /10 /ottobre /2012 16:16

Consumare metà bicchiere di succo di limone al dì rappresenta un naturale rimedio per ostacolare la formazione di calcoli renali e coliche, disturbi dolorosi di cui soffre il 18 per cento degli italiani. Lo afferma una ricerca degli Ospedali Riuniti di Bergamo in collaborazione con l’Istituto Mario Negri e il Consorzio del limone di Siracusa Igp. Questo studio ha coinvolto medici, ricercatori e agricoltori, per dimostrare le proprietà del limone nella prevenzione e cura di questa malattia; meglio dei farmaci comunemente utilizzati, che comportano effetti collaterali non tollerati da quasi un terzo dei pazienti.

spremuta_limone.jpg

Si sapeva già che il consumo di agrumi, accompagnato da una dieta specifica, fosse benefico in questa malattia ma la novità consiste nel fatto che sia proprio il limone il più efficace per combatterla. Il suo contenuto in citrato è di 43 gr. per chilo, cinque volte superiore rispetto all’arancia. Quindi è sufficiente la spremuta di 3 o 4 frutti per avere lo stesso risultato ottenuto da una medicina a base di citrato di potassio.

spremuta_limone2.jpg

«Siamo di fronte a una grande notizia - spiega Giuseppe Renuzzi dell’Istituto Mario Negri -, considerando che la calcolosi renale, o da ossalato di calcio, è un problema molto diffuso in Italia, con oltre sei milioni di persone colpite da questa malattia». Tra l’altro, si tratta di un disturbo ad altissimo coefficiente di ricadute: i calcoli si riformano in un paziente su tre in un arco temporale che va dai 2 ai 5 anni. Questo impone ai pazienti una particolare attenzione alla dieta e un continuo monitoraggio della situazione.

fonte: http://www.corriere.it/salute/nutrizione/12_ottobre_04/limone-calcoli-renali_cdd79b3a-0e15-11e2-a908-14f31466de5c.shtml

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13 settembre 2012 4 13 /09 /settembre /2012 16:21

Stare al lavoro per più di otto ore quotidiane potrebbe provocare un incremento dell’80 per cento delle probabilità di essere colpiti da ictus e/o infarto. Le motivazioni sono da ricercare nello stress e nella scarsa attività fisica. A risentire delle eccessive ore di lavoro è quindi il cuore, reso più debole e maggiormente soggetto alle patologie cardio-circolatorie proprio a causa dello stress a cui si è sottoposti. Uno studio svolto da un gruppo di ricercatori scandinavi del Finnish Institute of Occupational Health parla chiaro, mettendo in guardia sui drastici effetti che il troppo lavoro può avere dal punto di vista cardiaco, soprattutto se a questo si unisce la pressione alta e un regime alimentare poco regolare.

mininfarto.jpg

Il pomo della discordia è però lo stress da lavoro: il legame tra un orario lavorativo prolungato e il rischio di infarto si basa prevalentemente sullo stress causato proprio dagli eccessivi impegni professionali, responsabili di far lievitare oltre il livello di guardia l'ormone dello stress, il cortisolo. Se allo stress si aggiunge poi una dieta scorretta e una scarsa attività fisica, le probabilità di mettere a repentaglio la salute del cuore aumentano ulteriormente. L'allarme lanciato dallo studio finlandese deriva dalla puntuale analisi delle numerose ricerche condotte nell'arco di 50 anni e finalizzate a scoprire le conseguenze delle troppe ore di lavoro giornaliero, indagini internazionali che hanno monitorato lo stato di salute di oltre 22 mila soggetti. Il dato interessante e allarmante è che il rischio di infarto aumenta in modo proporzionale al numero delle ore di lavoro extra, quindi stare chini sulla scrivania per 11 ore consecutive, ad esempio, aumenta le possibilità di avere un attacco di cuore del 68 per cento!

fonte: http://www.manageronline.it/articoli/vedi/6952/lavorare-piu-di-8-ore-al-giorno-salute-del-cuore-a-rischio/

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11 settembre 2012 2 11 /09 /settembre /2012 14:49

Un consumo massimo di 53 grammi al giorno di carne rossa per gli uomini (che invece ne mangiano almeno 90) e 30 grammi per le donne (che ne consumano in media 54 grammi). Sono le dosi giornaliere da non superare per scongiurare il rischio di incorrere in malattie croniche e tumori. Abusare di carne rossa fa male alla salute, è un dato di fatto confermato da decine di studi, ma un team di studiosi britannici è andato oltre, quantificando l’impatto dei grammi di carne rossa assunti giornalmente sulla salute. Per ogni 50 grammi in più di carni rosse consumati giornalmente, infatti, il rischio di patologie coronariche cresce del 42%. I calcoli sono dei ricercatori dell'Universita' di Cambridge.

carnerossa.jpg

Secondo lo studio, apparso sul British Medical Journal, ogni 50 grammi in più di carne rossa consumata, si registra un incremento del 42% del rischio di malattie coronariche, del 19% di sviluppare diabete di tipo 2 e del 18% di tumore intestinale. Il consiglio degli esperti è di sostituire del tutto la carne rossa con altro cibo, che vanno da quella bianca a mille altri alimenti, ricchi di fibre e poveri di sale. Si tratta di dati preoccupanti che dovrebbero mettere tutti in guardia, come afferma Louis Aston, la ricercatrice che ha coordinato lo studio: ”Ridurre il consumo di carni rosse significherebbe abbattere l’incidenza di patologie croniche fino al 12%, ma anche eliminare l’emissione di 28 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno solo in Inghilterra.”

fonte: http://www.yourself.it/carne-rossa-50-gr-giorno-infarto-diabete-tumore/

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10 settembre 2012 1 10 /09 /settembre /2012 21:59

Se durante le vacanze avete messo sù due chili, non preoccupatevi, sappiate che siete in buona compagnia. Sembra infatti che, oltre la metà degli italiani, il 52 per cento per la precisione, sia rientrato dalle vacanze con lo stesso problema. A svelarlo è un sondaggio effettuato dalla Coldiretti che mostra tra l'altro che soltanto il 23% dei nostri concittadini si sente in perfetta forma, grazie all'alternanza di sport e attività ginnica al buon mangiare durante l'estate.

chiliinpiu.jpg

Mentre un misero 2 per cento è invece dimagrito perché ha sofferto la mancanza di cibi adeguati al proprio gusto nel luogo di villeggiatura. C'è poi un 23% che si è detto indifferente al proprio peso. Per smaltire quei chili in esubero, la Coldiretti consiglia la sana dieta mediterranea, ricordando che pane, pasta, frutta, verdura e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno permesso agli italiani di conquistare fino ad ora il record della longevità con una vita media di 79,2 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea.

fonte: http://www.farmacia.it/index.php/news/articolo/12/10633

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8 settembre 2012 6 08 /09 /settembre /2012 14:43

Consolazione per tante casalinghe 'disperate': infatti, giunge conferma che i lavori domestici tutelano la salute abbassando il rischio di Alzheimer. Oggi, inoltre, i benefici dell’essere casalinghe si estendono alla prevenzione di un’altra temuta malattia, ovvero il tumore al seno. Lo sostiene uno studio pubblicato sull’ 'International Journal of Cancer' da un team interdisciplinare di ricercatori, i quali hanno osservato e analizzato per più di dieci anni le condizioni di salute di più di 257 mila donne, dimostrando che trascorrere sei ore al dì occupate nei lavori di casa riduce la probabilità di sviluppare un tumore al seno del 13%.

casalingue.jpg

Come nel caso dell’Alzheimer, non è solo lavare piatti e biancheria o pulire il pavimento a proteggere la salute. La nuova ricerca ha, infatti, rilevato una riduzione del rischio di cancro al seno del 10 per cento anche per le donne che si dedicano al giardino di casa. Il motivo alla base di questi benefici è sempre lo stesso: l’aumento dell’attività fisica quotidiana. Basti pensare che camminare a passo sostenuto per 2 ore e mezzo al giorno riduce la probabilità di cancro al seno del 6% e che lo stesso effetto è ottenibile passando lo stesso numero di ore a sbrigare faccende domestiche. Tim Kay, ricercatore dell’Università di Oxford (Regno Unito) che ha partecipato alla ricerca, ha sottolineato che questo vasto studio evidenzia i benefici di una vita attiva, anche a livelli moderati. Per quanto riguarda, nello specifico, il cancro al seno, vale la pena di ricordare che una recente pubblicazione ha dimostrato che obesità e sovrappeso aumentano la probabilità di recidive nelle donne che si sono sottoposte a una chemioterapia. 

fonte: http://www.benessereblog.it/post/18639/cancro-al-seno-casalinghe-piu-protette-grazie-allattivita-fisica

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