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20 aprile 2012 5 20 /04 /aprile /2012 14:22

E' l'ora dei cosmetici organici che contengono fino al 95 per cento di ingredienti naturali, provenienti da coltivazioni biologiche locali, equo-solidali, controllate e certificate. Flaconi e contenitori sono riciclati o riciclabili e dunque sostenibili. Le aziende cosmetiche stanno eliminando del tutto l'uso di alcuni componenti chimici, tra cui: i conservanti parabeni, i derivati del petrolio, alcuni tensioattivi come il sodium laureth sulphate e il sodium lauryl sulphate, gli oli minerali, i sali di allumino e gli ftalati. Il Paese che spende di più in eco-cosmesi è la Germania (865 milioni di euro, spesa pro-capite 10.5 euro), ma anche l'Italia si difende bene, aggiudicandosi un secondo posto prima di Francia e Inghilterra...Le organizzazioni italiane, francesi, tedesche ed inglesi si attengono ad alcuni parametri europei, stabiliti dalla Aisbl di Bruxelles, che includono principi di rispetto dei valori umani ed etici prima di concedere i bollini di certificazione alle aziende.

cosmesigreen.jpg

Bisogna avere paura dei prezzi? Assolutamente no, anzi.Trucco minerale e prodotti bio costano quanto quelli tradizionali e spesso anche meno. Un buon incentivo per provare a cambiare abitudini e a volersi più bene. Per ritrovare la forma del corpo, ma anche della mente, dopo mesi di stress, la ricerca L'Oréal ha individuato in un estratto di broccoli, ricco di sulforafano, un ingrediente utile per contrastare i segni di affaticamento. Così Biotherm utilizza i broccoli giovani per stimolare la produzione di NrF2, una proteina di autodifesa antiossidante, ma anche cellule vegetali, estratti di soia, limoni e canna da zucchero, arance di Siviglia e melograno, licopene dei pomodori o grano saraceno per combattere i radicali liberi e rinnovare. (CONTINUA)

fonte: http://www.donnesulweb.it/news/biocosmesi-la-cosmesi-e-sempre-piu-green.html

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19 aprile 2012 4 19 /04 /aprile /2012 15:31

Pensate a un materiale in grado di condurre l'elettricità meglio del rame, trasparente come il vetro e più resistente dell'acciaio. Immaginate poi di poterlo piegare come se fosse plastica, e realizzare così schermi touchscreen da arrotolare e portarvi in tasca. Pura fantascienza? Forse no, perché gli scienziati conoscono già da anni il grafene, un "materiale delle meraviglie" con proprietà ed applicazioni in parte ancora ignote. Così, mentre parte della comunità scientifica sta studiando le caratteristiche del grafene, molti ricercatori in tutto il mondo sono impegnati a sviluppare tecniche di produzione innovative, come quella recentemente sviluppata alla Toyohashi University of Technology. Un team coordinato da Yuji Tanizawa è infatti riuscito ad "addomesticare" dei microorganismi raccolti in un fiume vicino al campus universitario, nella prefettura di Aichi, ed utilizzarli così per produrre i sottilissimi fogli di grafene. Il nuovo metodo, presentato sulle Conference Series del Journal of Physics, sfrutta quindi un procedimento ibrido che combina processi chimici ed agenti biologici e che potrebbe offrire un nuovo canale per produrre grafene di alta qualità, a basso costo, e nel completo rispetto dell'ambiente. Costituito da uno strato di atomi di carbonio collocati su una struttura a nido d'ape, il grafene è considerato uno dei materiali più promettenti del futuro. 

grafene1.jpg

Questo materiale bi-dimensionale è infatti ultra-sottile, flessibile, ed è quasi duecento volte più resistente dell'acciaio. E' inoltre un ottimo conduttore di calore e di elettricità, e per le sue proprietà di trasporto degli elettroni è già considerato l'erede del silicio nell'elettronica del futuro. Ma uno degli aspetti più sorprendenti del grafene è che ce l'abbiamo sotto gli occhi praticamente quasi tutti i giorni, ogni volta che scriviamo con una matita. La grafite, di cui è fatto il cuore delle nostre matite, è infatti una sovrapposizione di strati di grafene separati da tre decimilionesimi di millimetro. Nonostante molti studi teorici avessero iniziato a delineare le proprietà fisiche e chimiche degli strati di grafite sin dalla prima metà del Novecento, il grafene rimase per decenni lontano dai laboratori. Si riteneva infatti che la configurazione atomica del grafene fosse altamente instabile e che fosse quindi impossibile crearlo a temperatura ambiente. Tutto cambiò nel 2004, quando un gruppo di ricercatori dell'Università di Manchester, guidati da Andre Geim e Konstantin Novoselov, riuscì per la prima volta ad isolare il grafene in laboratorio. Geim e Novoselov avevano infatti usato un nastro adesivo per strappare singoli piano di grafene da un substrato di grafite. La scoperta, discussa su Science nell'ottobre 2004, era così rivoluzionaria da meritare un biglietto per Stoccolma in tempi record. 

grafene2.jpg

Dopo soltanto 6 anni, Geim e Novoselov ricevettero il premio Nobel 2010 per la Fisica, per "i pionieristici esperimenti sul materiale bidimensionale grafene". La scoperta di Geim e Novoselov aprì la strada ad un nuovo settore della fisica dei materiali, su cui iniziarono a lavorare scienziati in tutto il mondo. Molti gruppi di ricerca, come quello di Tanizawa, si concentrano oggi sullo sviluppo di tecniche di produzione alternative al metodo di esfoliazione adottato da Geim e Novoselov. Il gruppo giapponese lavora infatti sui metodi di tipo chimico, che sfruttano cioè reazioni per produrre grafene a partire dall'ossido di grafite. Questo materiale ha una struttura laminare molto simile alla comune grafite, ma dove però ad alcuni atomi di carbonio sono legati altri atomi, come ad esempio ossigeno ed idrogeno. Per produrre il grafene, si operano dei processi chimici di riduzione, nei quali cioè vengono ceduti elettroni all'ossido di grafite, in modo da spezzare i legami con l'ossigeno e ricondursi poi ai singoli piani di grafene. Tuttavia questi processi chimici utilizzano come reagente l'idrazina, oppure si basano sul riscaldamento ad altissime temperature, due tecniche che rendono il procedimento molto costoso e persino tossico. Per questo motivo i ricercatori giapponesi hanno deciso di "chiedere aiuto" ad alcuni microorganismi capaci di operare processi di riduzione chimica. Molti batteri, come ad esempio quelli della specie Shewanella oneidensis, ricavano infatti energia dai processi di riduzione, trasportando cioè elettroni verso l'esterno in un curioso processo di respirazione cellulare 6. Facendo "respirare" ai microbi l'ossido di grafite per tre giorni ad una temperatura controllata di 28 °C, i ricercatori sono così riusciti ad ottenere frammenti di grafene grandi 100 micron e di ottima qualità, in un processo non tossico e poco costoso...( CONTINUA)

a cura di massimiliano razzano (da La Repubblica)

FONTE: http://www.repubblica.it/scienze/2012/04/18/news/grafene-32322590/

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19 aprile 2012 4 19 /04 /aprile /2012 15:27

«Non è nella natura di una lampadina sopravvivere al suo elettricista». E’ questo uno dei tanti commenti salaci firmato da un fantomatico Tommaso Edison e raccolto sul web dalla notizia che è stata messa in produzione una lampadina ecologica e, per di più, in grado potenzialmente di battere ogni record di durata. Il prodotto rivoluzionario in questione lo avrebbe lanciato la divisione Usa della Philips (l’azienda olandese che ha appena venduto ai cinesi tutto il ramo televisori), che l’ha preparato per l’Earth Day di fine aprile.

lampadina_eco.jpg

Il brevetto, che ha vinto un premio assegnato dal dipartimento Usa per l’energia di oltre 10 milioni di dollari, assicura una potenza di quasi 60 watt di luce con un consumo da 10. «Se non ci fosse stato lo stimolo del premio – ha raccontato Ed Crawford, capo di Philips Usa - ci avremmo messo cinque anni in più per sviluppare la lampadina. Ora – ha aggiunto - la sfida è farne una da 100 watt». Altro pregio eclatante, la lampadina di Philips non contiene mercurio – limite di quasi tutte quelle di nuova generazione e a basso consumo – e se viene usata con oculatezza, per non più di quattro ore al giorno, può resistere in funzione per oltre 20 anni...(CONTINUA)

fonte: http://gogreen.virgilio.it/news/green-design/lampadina-eco-rivoluzionaria-dura-20-anni-costa-46-euro_6267.html

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18 aprile 2012 3 18 /04 /aprile /2012 01:26

Desiderate perdere peso? Avete l'ansia della famosa prova-costume? Ecco una ricerca che potrebbe aiutare a dimagrire. Infatti, un recente studio svolto da un team di ricercatori della Louisiana State University Agricultural Center rivela che mangiare frequentemente la frutta secca aiuta a perdere i chili in eccesso. La coordinatrice dello studio, ovvero la professoressa Carol O’Neil, afferma: “una delle scoperte più interessanti è stato il fatto che i consumatori di questi frutti presentavano un minor peso corporeo e un minore indice di massa corporea (BMI) rispetto ai non consumatori.

fruttasecca

In maniera particolare, i consumatori di noci hanno fatto registrare una prevalenza minore dei quattro fattori di rischio legati a sindromi metaboliche – obesità addominale, pressione alta, elevata glicemia a digiuno e bassi livelli di lipoproteine ad alta densità di colesterolo”. “La frutta secca deve essere parte integrante di una dieta sana e deve essere incoraggiata dai professionisti della salute, dai dietisti registrati in particolare”. Lo studio è recentemente apparso sulle pagine della rivista scientifica “Journal of American College of Nutrition”.Diciamo 'sì' quindi a mandorle, noci e nocciole...(CONTINUA)

fonte:   http://www.dottorsalute.info/2012/04/17/dimagrire-mangiate-frutta-secca/

 

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12 aprile 2012 4 12 /04 /aprile /2012 19:31

La comune fragola ha grandi potenzialità per la salute. Essa contiene agrimoniin, tannino valido contro diversi disturbi e malattie, dalla malaria ai tumori alle emorragie. Questa la scoperta di una ricerca della Fondazione Edmund Mach (Dipartimento qualità alimentare e nutrizione), in collaborazione con le Università di Trento e Padova. L'agrimoniin è il maggiore tannino presente nelle comuni fragole e fragole di bosco in dosi di 200 milligrammi al chilogrammo.

fragole-tannino.jpg

Ad oggi, il tannino veniva snobbato dalla scienza ufficiale in quanto ritenuto abbondante solo nell'Agrimonia pilosa Ledeb, pianta officinale che cresce solo in Asia. Inoltre, veniva ritenuto inferiore al sanguiin H6, altro elemento della fragola. Contro tale credenze, gli scienziati hanno preso in esame i frutti maturi della fragolina di bosco, controllati tramite risonanza magnetica nucleare, spettrometria di massa ed altre tecniche spettroscopiche. E' allora emerso come sia nelle fragole varietà Darselect che nelle fragoline di bosco il tannino agrimoniin è più che abbondante...(CONTINUA)

fonte: http://www.newsfood.com/q/a6fa63f2/agrimoniin-dalle-fragole-un-nuovo-principio-per-la-salute/

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25 dicembre 2011 7 25 /12 /dicembre /2011 03:15

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adsl1.jpgSe l'Adsl funziona male, è possibile costringere l'operatore a risolvere il problema, ottenere uno sconto o, al limite, disdire la linea gratis. È quanto ha fatto un crescente numero di italiani, nell'ultimo anno: lo dimostrano i dati pubblicati questa settimana da Agcom (Autorità garante delle comunicazione). Si riferiscono all'uso di Nemesys, uno strumento fornito dalla stessa Agcom sul sito Misurainternet.it. Serve a un duplice scopo: testare la propria connessione Adsl e poi rivalersi sui propri operatori. Nel contempo, Agcom ha lanciato ieri la versione 2.0 di Nemesys: è un primo passo per renderlo più facile da utilizzare. In effetti, non sono tanti coloro che l'hanno usato in un anno: 6.500. Contro i 200 mila che hanno fatto un test alternativo, non istituzionale, di Sostariffe.it. Di quelli, sono circa 300 coloro che hanno utilizzato i risultati di Nemesys per protestare, formalmente, con il proprio operatore (tramite raccomandata). Nel 40 per cento dei casi, l'operatore ha risolto il problema, che quasi sempre riguardava una velocità troppo bassa rispetto alle promesse (che sono circa 2,5 Megabit per le Adsl a 7 Megabit). Per il 25 per cento dei reclami, invece, il problema era irrisolvibile, al solito per colpa di un doppino di rame troppo lungo o difettoso. L'operatore ha comunque soddisfatto l'utente, con uno sconto sul canone o permettendogli di disdire o cambiare gestore gratis (con un risparmio di circa 40 euro). Nel 30 per cento dei casi le proteste si sono rivelate invece infondate. Il restante 5 per cento sono reclami ancora in lavorazione. Le province da cui è arrivata la maggior parte di proteste fondate sono, nell'ordine, Roma (20 per cento), Torino (8 per cento), Napoli (7 per cento) e Milano (6 per cento). Il tutto è comunque una buona notizia: i risultati di Nemesys dimostrano che gli utenti Adsl non sono più indifesi nei confronti dei propri operatori. Con la versione 2.0 il test è più facile, per altro: adesso non s'interrompe più quando rileva un po' di traffico (purché minimo) sulla connessione dell'utente. Agcom però lavora per rendere più popolare il test. Entro marzo 2012 ne lancerà una versione molto rapida, che permetterà di testare la propria connessione Adsl ma non di protestare con l'operatore. Pensa inoltre di fornire test analoghi a Nemesys anche per i servizi banda larga mobili (Umts/Hspa). Agcom inoltre mira a pubblicare un rapporto che riveli la qualità reale delle Adsl italiane, su scala nazionale (al momento fornisce dati solo su quattro regioni, sul sito Misurainternet). Da uno studio di Sostariffe.it risulterebbe che la velocità media reale è circa la metà di quella pubblicizzata. "I problemi più comuni di velocità riguardano le Adsl di operatori alternativi in wholesale (che forniscono cioè il servizio in modo non diretto)", spiegano dalla Fondazione Ugo Bordoni, che gestisce Nemesys per conto di Agcom. Le città italiani minori sono costrette a utilizzare servizi di Telecom Italia o in wholesale, non essendo coperte da unbundling (rete diretta degli operatori alternativi). Altri due problemi sono i doppini troppo lunghi (irrisolvibile: a volte è meglio una connessione wireless, Umts/Hspa, in questo caso) o le Adsl che funzionano a intermittenza, per le quali l'unica via è aprire una procedura di conciliazione con il proprio operatore.

di alessandro longo

FONTE: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/12/22/news/adsl_lenta_rimborsi-27031757/   link

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16 dicembre 2011 5 16 /12 /dicembre /2011 19:47
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11 dicembre 2011 7 11 /12 /dicembre /2011 17:58

pisolo.jpg

Uno studio eseguito dai ricercatori dell'Università di Edimburgo ha indicato il motivo per cui alcune persone hanno bisogno di più ore di sonno rispetto ad altre: è colpa di un gene. Hanno scoperto un gene che spiegherebbe il bisogno maggiore di dormire. Un europeo su cinque presenta la necessità di dormire almeno mezz'ora in più a notte, sono i portatori del gene ABCC9 - coinvolto nella rilevazione dei livelli di energia cellulare. A costoro anche i medici suggeriscono di prendersi più tempo degli altri sotto le coperte. Quindi, sono tutti allertati, chi non riesce a reagire al suono della sveglia e resta sempre a letto ha una giustificazione genetica. Lo studio scozzese ha coinvolto 10.000 individui, sono state indagate le loro abitudini in camera da letto e i loro profili genetici. Il sonno in particolare è stato analizzato nei giorni di vacanza in cui non c'è bisogno di puntare la sveglia per andare al lavoro. I ricercatori hanno scoperto che essere dormiglioni è una caratteristica di famiglia, anche se le ore effettive in cui uno riesce a dormire dipendono da altri fattori: età, latitudine, stagione e ritmi giornalieri. E' dimostrato che soddisfare il proprio bisogno fisiologico di sonno sia importante per essere sani. Chi è costretto a non seguire le proprie inclinazioni genetiche e a dormire meno ore di quante ne avrebbe bisogno rischia di compromettere la propria salute.

FONTE: http://donne.virgilio.it/benessere/salute-in-pratica/genetica-dormire.html   link

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7 dicembre 2011 3 07 /12 /dicembre /2011 15:28
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6 dicembre 2011 2 06 /12 /dicembre /2011 19:55
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