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Facebook Entertainment Factory (da Repubblica)

facebook_entertainment.jpgLa rivoluzione corre sul web. Il social network più popolare si appresta a diventare una piattaforma dell'intrattenimento. E l’analista James McQuivey prospetta risvolti economici strabilianti di Simone Porrovecchio. Basta cliccare il tasto ‘mi piace’: se poi il video o il film piace davvero, lo si può avere come ‘video on demand’. Appena 3,50€ per quarantotto ore di disponibilità. Se non si trattasse di Facebook, la funzione on demand per un tempo limitato non è certo una novità. La Warner Brothers dalla scorsa primavera mette a disposizione i suoi film a condizioni simili. Ha cominciato con la serie di Batman ‘The Dark Knight’ e sta continuando con centinaia di altri titoli. A luglio è stata la volta della BBC. Intanto anche Universal e Paramount hanno installato su Facebook le proprie videoteche online. Persino le produzioni indipendenti stanno riconoscendo nella funzione ‘a richiesta’ di Facebook nuove, importantissime, fonti di guadagno.
Flink Launch è il nome di una piattaforma streaming che offre piccole produzioni indipendenti a un prezzo da uno a cinque dollari. Pagabili in accrediti Facebook. La nuova moneta di scambio degli accrediti Facebook fa guadagnare all’invenzione di Mark Zuckerberg una media del 30% per ogni video richiesto. Questa l’accordo con Warner. Per l’industria cinematografica si apre con Facebook non solo un nuovo vastissimo mercato di utenti paganti, ma anche un accesso a informazioni di una precisione tale che è impossibile acquisire anche con le più grandi agenzie di ricerche di mercato. Chi vuole vedere un film  deve, come per ogni altra funzione, autorizzare l’inoltro di informazioni personali. Tra queste, nome, foto, sesso, rete, numero di riconoscimento, amicizie. Esattamente quello che accade con la funzione ‘condividi con tutti’.
Naturale che i garanti della privacy vedano l’espansione di Facebbok con occhio critico. Quando alla fine di agosto anche la Miramax è sbarcata su Facebook con un App di Video on Demand ad hoc, il CEO della casa cinematografica Michael Lang ha scritto nel suo Blog tutto il bene possibile su una piattaforma, Facebook, dove più o meno 50 milioni di user segnalano il loro interesse per i film della Miramax. “È un onore essere partner di Facebook. Noi crediamo in Facebook  e alle nuove sconfinate possibilità che ci apre” ha dichiarato Lang. Un inno, in confronto alla riservatezza imposta ai piani alti di Facebook, dove si preferisce (ancora) non parlare di ‘partners in business’. Prendete il sobrio commento emanato da Facebook sugli accordi con Paramount, uno tra i più promettenti. “La nostra piattaforma e il nuovo sistema degli accrediti è a disposizione di tutti gli sviluppatori. E siamo entusiasti che aziende come Paramount facciano esperienza anche sui loro contenuti con social network che mettono in comunicazione centinaia di milioni di persone”.
L’entusiasmo è sicuramente autentico. La presa di distanza dall’aspetto economico forse un po’ meno. Perché intanto gli osservatori più attenti vedono chiari i segni di una strategia complessiva. L’offerta video è solo un tassello di questa strategia. È ormai certo che Facebook si stia muovendo in direzione di una ‘piattaforma dell’intrattenimento’ a 360 gradi. Così l’ha chiamata Nick Bilton, responsabile IT Blogger del New York Times. E c’è da credergli se anche l’esperto di tecnologie online dell’ascoltatissimo blog ‘GigaOM’ Michael Wolf dice più o meno la stessa cosa. Che Facebook starebbe addirittura preparandosi a diventare ‘un sistema operativo di Internet per il social entertainment’. Una specie di centrale di smistamento globale per contenuti di intrattenimento della più varia natura. Se Wolf avesse ragione, per la ricerca di contenuti, video, musica, lettura e acquisto, non ci sarebbe in pratica più bisogno di ‘uscire’ da Facebook. E Facebook (apparentemente) resta a guardare. Senza conferme di un diretto interessamento allo sviluppo miliardario di questa visione. Come se i miliardi di dollari si muovessero da soli.
Per l’analista James McQuivey che osserva il mercato per la potente agenzia di ricerca e analisi Forrester Research, ‘il futuro è vicino in cui Facebook assumerà il ruolo di agenzia centrale di collegamento di indicazioni e gusti’. Qualunque cosa questo significhi, suona plausibile. ‘È impensabile che Facebook rinunci al controllo di questo aspetto dell’universo mediatico’. D’altra parte con Google+ è arrivato il primo serio concorrente. La domanda che resta è solo una: cosa offrire di più agli utenti. Per Zuckerberg la domanda è come tenersi i 700 milioni di user, o meglio, come utilizzare al meglio questo impensabile potenziale di aquirenti. Con la non ancora dichiarata ‘offensiva di contenuti’ Facebook si mette sulla buona strada per raggiungere più obiettivi. Far passare agli utenti ancora più tempo sulle pagine ‘white and blue’, stimolarli a una condivisione di contenuti sempre più massiccia, generare nuovi profitti.
‘C’è da aspettarsi che il ricavato su ogni transazione di contenuti diventi entro breve la principale fonte di guadagno di Facebook’, continua McQuivey. Ed è ormai un fiume in piena di voci di nuove o possibili collaborazioni. Musica? Il Blog musicale Mashable parla da settimane dell’integrazione del servizio di streaming Spotify. Film? Non ci sono solo gli studios a fare la fila alla porta di Zuckerberg.  Da giugno nel Consiglio di Amministrazione di Facebook è arrivato il CEO del colosso americano di video Netflix. Live TV? La prima messa in rete di una partita di calcio dal vivo, Ascot United vs Wembley FC, è stata sponsorizzata da una multinazionale. Videogiochi? Facebook è già la nave appoggio di fenomeni di massa quali ‘Farmville’ o ‘Mafia Wars’. E le foto? Facebook è di gran lunga la principale piattaforma di scambio al mondo. Mancano i libri. Ma ad Agosto Facebook ha acquistato la Push Pop Press, azienda leader di soluzioni E-Book per iPhone e iPads. ‘Se ogni singolo user di Facebook mettesse le sue note, aggiornamenti, foto e materiale preferito in un unico raccoglitore di contenuti digitali, e li condividesse o addirittura vendesse ad amici, ci troveremmo di fronte alla nuova rivoluzione on line dopo Facebook. Un modo tutto nuovo di interagire con i contenuti, con il mondo delle idee. I segni ci sono già tutti" conclude McQuivey.

(a cura di Simone Porrovecchio)

FONTE: http://d.repubblica.it/argomenti/2011/11/20/news/facebook_intrattenimento-656148/   link

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M
facebook sta diventando uno sporco business, e non rispettano la privacy degli utenti...
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L
argomento interessante... sono su FB da poco e non ne sono tanto entusiasta :)
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