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L'emerito dottore Martin Monti, professore di psicologia presso l’Università della California UCLA di Los Angeles, ha svolto 2 importanti analisi scientifiche che dovrebbero aprire un nuovo paradigma in relazione allo studio delle attività cerebrali in situazioni di alterazione fisiologica della coscienza. Mediante lo studio approfondito e sistematico del modo in cui i neuroni comunicano fra loro si potrà in futuro risalire all’origine dei traumi a loro carico, per poterli auspicabilmente riparare e ripristinare. Si tratta comunque di una prima ipotesi “meccanicistica”, una teoria iniziale che darà sicuramente impulso a futuri sviluppi in materia di coscienza e analisi dei danni a carico dei circuiti cerebrali.

“Con la mia squadra ho pubblicato due lavori che penso rappresentino il futuro degli studi sui disordini della coscienza. Negli ultimi 5-10 anni abbiamo scoperto molto sugli stati vegetativi, ma ciò non implica che ci siamo avvicinati a capire cosa sia la coscienza e perché la si perda nei comi. Quest’anno abbiamo condotto un lavoro che ha mostrato come cambia il funzionamento del cervello quando una persona sana perde la coscienza sotto anestesia, e un altro che fa vedere che a determinare se i pazienti in stato di coma acuto riprendono la coscienza entro 6 mesi è l’estensione del danno nel talamo, un nucleo a forma d’uovo al centro del cervello che è un po’ il crocevia dell’informazione”.