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L'ultima opera di Leonardo esibita al Louvre: la Sant'Anna

E' ritenuto l'ultimo capolavoro di Leonardo da Vinci. Si tratta de ''La Sant'Anna'', ovvero la Vergine e il bambino con l'agnellino, che il genio di Vinci realizzò fra il 1510 e il 1513, intorno allo scoccare del sessantesimo anno (morì infatti pochi anni dopo, nel 1519).

santanna_leonardo.jpg

Il Louvre, che la custodisce, ne ha curato il restauro, e ora la espone, al centro di una mostra focalizzata su quest'opera, che contiene anche altre opere di Leonardo e di altri grandissimi artisti del Rinascimento, in qualche modo correlate alla Vergine. Ecco le immagini. La mostra aprirà il 29 marzo, e chiuderà il 25 giugno 2012.

fonte: http://viaggi.repubblica.it/multimedia/l-ultimo-leonardo-al-louvre-focus-sulla-sant-anna/31634560/2/1

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E
SANT’ANNA AL LOUVRE: UN RESTAURO MOLTO DISCUTIBILE<br /> Sono stato a Parigi dove ho visitato la mostra sul restauro della Sant’Anna. La mostra è ben leggibile e ben allestita; sono però diverse le lacune in mostra che sono state in parte colmate sul<br /> catalogo della mostra stessa. Mi riferisco in particolare alla fase precedente la realizzazione dell’ultima versione della S.Anna che doveva essere sviluppata di più, come è stato tentato di fare<br /> sul catalogo, partendo dallo studio fiorentino dell’Annunciata e ancor prima della Madonna delle rocce dalla Madonna dei fusi di cui è presente naturalmente solo la copia del Louvre. Sul catalogo<br /> sono state citate, oltre all’opera del Brescianino (l’unica presente in mostra) anche la Madonna Archinto (stranamente qui non attribuita a Marco d’Oggiono) e quella attribuita a Giampietrino di<br /> Ospedaletto Lodigiano; sono state invece ignorate le due copie di Como (Solario e Luini) e quella di Lipomo (la più leonardesca di tutte) oltre ad altre copie non ancora studiate. E di questa<br /> mancata presenza nella mostra del Louvre e soprattutto nel catalogo, un po’ di colpa va cercata nello spirito ostruzionistico degli stessi comaschi come ho avuto modo di scrivere in un articolo<br /> sulla Provincia di Como del 20 Maggio 2012.<br /> Ma il problema principale della mostra riguarda proprio il restauro di S.Anna. Ammetto che l’impatto col dipinto, così nuovo e ricco di colore, sembra apparentemente emozionante e convincente, poi,<br /> a ben vedere, saltano agli occhi i primi problemi. Sicuramente accostare l’immagine del dipinto non ancora restaurato a quello del dopo restauro porta subito a pensare che il lavoro era necessario<br /> e quanto mai opportuno, ma alcuni particolari aspetti e risultati rischiano di mettere in discussione questa decisione che oserei definire un po’ avventata. Certamente il recupero del color<br /> lapislazzulo e del rosso lacca di kermes sono interessanti ma mi chiedo a quale prezzo. L’azzurro della veste risulta estremamente appiattito e privo della sua plasticità originale con un esito nel<br /> braccio destro della Vergine estremamente negativo. Il contrasto di chiaro-scuro emerso dalle pieghe del gomito danno al braccio una forma anatomica errata e quasi deformata. Anche il braccio<br /> sinistro di S.Anna è estremamente appiattito rispetto all’esito precedente. Fortunatamente, come ammesso dalla restauratrice, sul volto e sugli incarnati la pulitura è stata più leggera e quindi la<br /> loro plasticità è ancora percettibile. Pensate se fosse stata più approfondita non avremmo più avuto quel modellato sottile che Leonardo otteneva grazie alle velature e che asportate con un’azione<br /> più incisiva non ci avrebbero dato più quella caratteristica leonardesca. La cosa che maggiormente mi ha colpito e mi ha lasciato esterrefatto è la presenza attuale di una linea di contorno nera e<br /> quindi troppo incisiva causata dall’abbassamento dei toni e quindi dalla maggior luminosità degli stessi nel rapporto con lo sfondo ma anche fra le diverse parti che compongono le vesti. Questo<br /> dipinto sembra quasi un collage del 700 o un’opera dureriana o di scuola tedesca dove il distacco fra i vari colori è caratterizzato da vere e proprie linee di contorno che qui sembrano ancora più<br /> scure o addirittura inopportunamente nere. Abbiamo, a mio avviso, rischiato di perdere un grande capolavoro leonardesco che ci è rimasto solo parzialmente. Purtroppo la risposta a queste<br /> osservazioni, così come la restauratrice si è già premurata di scrivere, finirà sempre coll’espressione “è un’opera incompiuta e non finita”. Spiegando così che gli appiattimenti e le piallature<br /> non sono dovute ad una pulitura troppo energica e che lei non ne ha colpa, anzi ha lasciato gli incarnati così come apparivano, ma le vesti e il paesaggio sono meno importanti degli incarnati?
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