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Decine di agenzie di casting che promettono tutto e non garantiscono nulla. Centinaia di scuole di recitazione e portamento, senza alcuno sbocco professionale. Un esercito di aspiranti attori, ballerini, cantanti, showman e vallette pronto a pagare pur di sfondare nel "mondo dello spettacolo". È la fabbrica delle illusioni: un giro d'affari di oltre 10 milioni di euro l'anno, tra costosi book fotografici e alte quote d'iscrizione. Basta un numero per capire: sono ben 110mila gli italiani che oggi affidano i propri sogni ai database delle agenzie di casting. Curriculum, fotografie, lunghe e inutili attese accanto al telefono. E l'ingaggio non arriva mai. Come si riconoscono le truffe? Quali sono i trucchi delle agenzie? E chi sono i padroni di questo mercato? Anita Ceccarelli è romana, ha 26 anni e fa la ballerina. Il suo è un caso tipico: "Lo scorso settembre ho letto un annuncio su un periodico. Un'agenzia cercava ballerini per alcune produzioni televisive. Ho chiamato e ho preso appuntamento per un provino. Ho fatto un pezzo di ballo modern jazz. Tutto è andato bene, finché non si è arrivati a parlare di soldi: mi hanno chiesto mille euro per le foto. Ho risposto che avevo già un book fotografico professionale e dunque non avevo bisogno di altro. L'agenzia ha insistito: solo con le loro foto avrebbero potuto garantire di farmi lavorare.
Erano molto persuasivi, ma la loro insistenza mi ha insospettita e alla fine non ho accettato. Uscita di lì ho telefonato all'Unione nazionale consumatori e ho capito che ero stata a un passo dal farmi fregare. Oggi studio comunicazione all'università Cattolica di Milano". Ma per una come Anita che non ci casca, tanti sono quelli pronti a pagare pur di iscriversi a un database o farsi fare un inutile book. "Fino a due anni fa, sono stato casting director per una grande agenzia romana, che lavora ancora oggi". A parlare è F. D.: ha deciso di raccontare come funziona la macchina delle illusioni. "Quando qualche produzione televisiva o cinematografica ci mandava una cast list, il mio compito era quello di girare loro le facce migliori del nostro database. Ma questo accadeva assai di rado: era, diciamo così, la nostra copertura legale. Per capirci, durante tutto il tempo che ho lavorato in agenzia avrò piazzato al massimo 5-6 persone, tra cui tre comparse per Un medico in famiglia e un solo ruolo di un certo peso per un film. Ben poca cosa, se pensiamo che avevamo oltre 12mila profili nel database. Il nostro business era un altro: fare numero, prendere tutti quelli che si presentavano, senza nessuna selezione e fare cassa con i soldi delle iscrizioni"...(CONTINUA)