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Commento sull'attuale società influenzata dai new media e dai social network, da parte di un mio illustre collega:
Ovunque, attorno a noi, individui che parlano da soli. Passeggiano ma non guardano nessuno, hanno gli occhi puntati di fronte a loro. Discutono, ridono, corrugano la fronte, alzano la voce. Ascoltano, rispondono piccate oppure divertite. Come fossero da sole. Perché effettivamente lo sono. Fisicamente. Sole in mezzo agli altri che sciamano intorno a loro. Ma insieme ad altre persone lontane, che parlano con loro. Anch'esse, sole. Con gli auricolari o i dispositivi blue tooth alle orecchie. Camminano. In centro o in periferia, per strada o in ufficio. Oppure se ne stanno a casa loro. Isolate dal resto della famiglia. Unite ad altre persone dal portatile. Dallo smartphone. Parlano oppure diteggiano. Mandano sms.
Da qualche tempo, sempre più di frequente, sempre più numerosi: twittano, inviano al mondo i loro messaggi, rigorosamente brevi e sincopati. Individui famosi e anonimi, senza differenze di classe, genere, ceto. Se hanno un po' di spazio, estraggono il tablet o il micropc, tanto micro da confondersi con un libro tascabile. E scrivono email. Si connettono a internet. Entrano nella loro "rete sociale". Su FB o altrove. Non una Comunità, ma una Community. Dialogano attraverso un blog. Oppure partecipano a una riunione di lavoro. Tre, cinque, venticinque persone: distanti l'una dall'altra. Ognuna in una città diversa, magari in un paese diverso. Dialogano in chat. Accedono a Skype e si guardano in faccia. Il viso slavato, le voci e le immagini che tremano un poco...(CONTINUA)
a cura del sociologo Ilvo Diamanti (da Repubblica)