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La teoria della deriva dei continenti compie cento anni

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tettonica.jpgUna delle più geniali intuizioni scientifiche del ventesimo sec. compie 100 anni. Il 6 gennaio 1912, infatti, lo scienziato tedesco Alfred Wegener presentò la teoria della deriva dei continenti, l'idea che poi si modificò e si sviluppò nel modello che sta alla base della moderna geologia, ovvero la tettonica a placche. A una riunione dell'Associazione Geologica al Museo Senckenberg a Francoforte, Wegener espose le sue idee di un supercontinente primordiale (Pangea) che si frantumò dando origine ai continenti che ora vediamo. Nel 1915 pubblicò il libro 'L'origine dei continenti e degli oceani', che è alla base del successivo sviluppo della tettonica. La sua intuizione - che nacque osservando la concordanza dei margini continentali di Sudamerica e Africa - ma che fu sostenuta sul campo da analisi di fossili e di rocce - venne accolta con interesse ma non divenne la teoria dominante della geologia sino a metà degli anni Sessanta. Nel 1967 Morgan, Mc Kenzie e Parker elaborarono la teoria della tettonica a placche che riprende un'ipotesi formulata due anni prima da Tuzo Wilson, secondo la quale la litosfera - divisa in placche - «galleggia» e si muove sulla parte del mantello semifusa. Esistono sette placche (chiamate anche zolle) più grandi, più una dozzina di più piccole e altre decine di microplacche. Le placche possono essere sia di tipo continentale che di tipo oceanico. Il loro movimento dà origine ai terremoti, alle catene vulcaniche (Ande), all'apertura e alla chiusura degli oceani e all'innalzamento di grandi catene montuose come le Alpi e l'Himalaya. I movimenti però sono guidati dal calore proveniente dall'interno del pianeta che risale sottoforma di bolle di roccia liquida o parzialmente liquida. Non si tratta però di movimenti puramente meccanici, come ipotizzati da Wegener, ma che hanno un'interazione tra di loro (feedback) e ai quali non sono disgiunte le influenze climatiche provocate dai movimenti stessi - per esempio dall'innalzamento di una catena montuosa e dalla conseguente erosione. Nonostante l'apprezzamento della comunità scientifica internazionale, Wegener non vide mai la sua teoria diventare il modello geologico standard, anche perché - occorre dirlo - non riusciva a spiegare nel dettaglio i movimenti di migliaia di chilometri compiuti dai continenti. Fu solo grazie all'introduzione di nuove tecnologie di indagini negli anni Sessanta, come i magnetometri, i sismografi usati come una tomografia della Terra e estese campagne di perforazione dei fondi oceanici, che la tettonica delle zolle soppiantò il modello allora in uso in geologia: la teoria della geosinclinale. Wegener, che non rinunciò mai alle analisi sul campo, morì nel 1930 nel corso di una sfortunata spedizione in Groenlandia durante la quale la temperatura raggiunse i sessanta gradi sotto zero.

di paolo virtuani

FONTE: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_gennaio_06/deriva-continenti-centenario-virtuani_c6d48316-3855-11e1-86b7-c754a63c4545.shtml   link

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