News, arte, musica, hobby, scienza, moda, bellezza, storia, letteratura, cinema
La scienza ha individuato la “ricetta” alla base dell’incredibile varietà delle razze canine. Una scoperta che può contribuire a far luce sulla complessità delle malattie genetiche umane. Gli allevatori hanno modificato il processo evolutivo combinando i tratti più disparati attraverso l’accoppiamento di cani con caratteristiche diverse e poi selezionando come riproduttori i discendenti degli accoppiamenti che presentavano i tratti desiderati in forma più marcata. Ad esempio, per creare un cane in grado di stanare i tassi, pare che fra il Settecento e l’Ottocento alcuni cacciatori tedeschi abbiano fatto accoppiare dei segugi (probabilmente bassett, cani di origine francese) con dei terrier: è nata così una nuova variazione sul tema del cane con arti brevi e tronco affusolato per cacciare la preda nella tana: il bassotto, o Dachshund, che in tedesco vuol dire appunto “cane da tasso”.«Ciò che emerge dagli studi è che nei cani la diversità deriva da un corredo di strumenti genetici piuttosto ristretto», dice il biologo Robert Wayne.
Quando la stampa parla “del” gene dei capelli rossi o del tumore alla mammella restituisce l’impressione - erronea - che la gran parte dei caratteri sia governata da un solo gene o da un gruppo esiguo di essi. In realtà il numero ridotto di geni che determina le caratteristiche morfologiche del cane è una condizione praticamente unica in natura, dove in genere un tratto fisico o una malattia sono frutto di una complessa interazione di molti geni, ognuno dei quali fornisce il proprio contributo. L’altezza di un uomo, ad esempio, dipende dall’interazione di circa 200 regioni geniche. Ma perché, allora, i cani sono così diversi fra loro? La risposta, dicono gli studiosi, sta nella loro particolare storia evolutiva. Canis lupus familiaris è stato il primo animale domesticato dall’uomo, con un processo iniziato fra i 20 mila e i 15 mila anni fa, molto probabilmente quando i lupi grigi iniziarono a cercare cibo attorno agli insediamenti umani. Vi sono opinioni discordi sul ruolo più o meno attivo svolto dall’uomo nella fase successiva, ma alla fine, quando abbiamo cominciato a usare i cani per la caccia, la guardia e la compagnia, il rapporto è diventato di mutuo vantaggio. Questa scoperta ha importanti ripercussioni, come quelle sullo studio delle malattie genetiche nell’uomo.
Sono già state mappate oltre un centinaio di mutazioni che determinano una predisposizione a malattie genetiche canine, e molte di queste hanno un corrispettivo nell’uomo. Ma siccome i cani sono stati “isolati”, geneticamente parlando, in razze che si sono evolute a partire da un esiguo gruppo di individui originali, ciascuna razza presenta un numero molto più ridotto di geni alterati - spesso uno o due al massimo - responsabili della patologia. Ad esempio, i ricercatori della Cornell che studiano la PRA, una malattia degenerativa dell’occhio dei cani comune anche all’uomo (in cui prende il nome di retinite pigmentosa), hanno scoperto che può essere causata da 20 geni canini diversi; ma il fatto che negli schnauzer piuttosto che nel barboncino ne sia responsabile un gene diverso ha aperto la strada per la ricerca negli esseri umani. Intanto, grazie a uno studio recente di un tipo raro di epilessia nei bassotti è stata identificata quella che sembra una particolare firma genetica in grado di fare luce sulla patologia negli esseri umani...(CONTINUA)
di evan ratliff
FONTE: http://www.nationalgeographic.it/dal-giornale/2012/01/30/news/e_l_uomo_cre_il_cane-817354/ link