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Roberto Baggio: un patrimonio nazionale

Celebriamo un campione amato in modo trasversale da tutte le piazze calcistiche d'Italia, ma che non ha mai trovato la giusta consacrazione a livello di club.

Roberto Baggio è un caso raro di calciatore apprezzato da tutte le tifoserie del Belpaese. Il suo nome non si è legato a qualche club in particolare, ed è quindi da considerare un patrimonio nazionale, anche in virtù delle emozioni che ha regalato con la maglia azzurra.

Il "Divin Codino" (soprannome dovuto alla ciocca dietro la testa) muoverà i primi passi con il Vicenza, ma accuserà già problemi al ginocchio, che lo tormenterà spesso nel corso della carriera. A metà anni Ottanta, Roberto passa alla Fiorentina, e qui diventa un idolo per la curva Fiesole, in quanto sforna gol "da cineteca" proprio contro avversari storici della squadra viola.

Nel 1990 disputa i Mondiali di "Italia'90" e forma un'affiatata coppia col bomber Totò Schillaci portando l'Italia a un passo dalla finale, sfuggita solo per i rigori falliti contro l'Argentina. Proprio nel 1990 avviene il suo clamoroso passaggio all'acerrima nemica della Fiorentina: la Juventus. I tifosi viola non prenderanno bene la notizia.

Nella Juve guidata da Giovanni Trapattoni, Baggio si riconferma a ottimi livelli, ma l'arrivo di Marcello Lippi sulla panchina bianconera lo costringe a cambiare aria, in quanto il tecnico viareggino preferisce puntare sul più giovane e sano Alessandro Del Piero.

Approda quindi al Milan, felice di schierarlo in attacco col forte centravanti George Weah con l'obiettivo di riportare lo scudetto a Milano dopo la parentesi bianconera. E così succede: Roberto diventa dunque uno dei pochissimi calciatori ad aver vinto due scudetti di fila con due maglie diverse!

A causa di intolleranza ai metodi da "sergente di ferro" di Fabio Capello, Baggio approda a Bologna, dove pure avrà problemi con un altro allenatore: Renzo Ulivieri. Tuttavia, Roberto si rende protagonista di una stagione da capo-cannoniere e viene convocato nella Nazionale di Cesare Maldini con cui disputa un ottimo Mondiale.

Il Divin Codino lascia Bologna e torna a Milano, ma sponda-Inter. Qui regalerà goals decisivi ma avrà di nuovo conflitti col ritrovato Marcello Lippi, che lo lascia ai margini della squadra.

Dopo la quasi del tutto deludente esperienza meneghina, Roberto si accasa al Brescia dove trova finalmente un allenatore con cui c'è stima reciproca: Carletto Mazzone. I due si tolgono belle soddisfazioni mantenendo il piccolo Brescia sempre su buone posizioni.

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