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L'ipertensione è un elemento sfavorevole di prognosi ai fini della longevità, per questo bisogna tener d'occhio i valori che interessano sia la pressione sistolica, ovvero la massima, che la pressione diastolica, vale a dire la minima, che il valore differenziale tra le due misurazioni. Stando alle indicazioni dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), i valori normali di pressione arteriosa sono 90-150 (minima-massima). Ma nei soggetti a rischio è consigliabile mantenersi entro i valori di 70-120 per abbassare la probabilità di ischemìe. Tuttavia, la pressione arteriosa negli anziani tende ad incrementare per un motivo specifico, ovvero la difesa delle capacità cognitive.
Infatti, con l'avanzare dell'età, i vasi sanguigni si induriscono, e per evitare che l'afflusso di sangue al cervello diminuisca, il nostro organismo reagisce aumentando la pressione. Immaginate quando innaffiamo il giardino: per raggiungere una pianta posta in lontananza, restringiamo il foro d'uscita del tubo, la pressione dell'acqua all'interno aumenta e il getto arriva più lontano. La stessa cosa succede nei vasi sanguigni dell'anziano; ma attenzione, se si abbassa repentinamente la pressione massima da 180 a 120, l'afflusso di sangue al cervello diminuisce, con probabili conseguenze che vanno da perdita di memoria e deficit di attenzione fino al collasso, con possibilità di patologie vascolari anche gravi. Perciò, in soggetti anziani con pressione elevata, non bisogna mai agire in modo brusco.
L'alimentazione incide in maniera decisiva sull'incremento della pressione, insieme allo stress, alla vita sedentaria e alla temperatura esterna. D'inverno infatti la pressione è più alta, mentre d'estate è più bassa. Se l'ipertensione è lieve (minima 90-100, massima 150-170), si può intervenire sull'eventuale sovrappeso: ogni 10 kg persi, i valori scendono di 5 punti. Una dieta povera di sodio è indispensabile sia per chi già soffre di ipertensione, sia per chi vuole prevenirla. È stato dimostrato che alcune popolazioni giapponesi che consumano fino a 25 g di sale al giorno sono ipertese, mentre le popolazioni africane che ne consumano meno di 3 al giorno non conoscono l'ipertensione. Il fabbisogno giornaliero è di massimo 5-6 grammi al dì.
Gli alimenti con alto contenuto di sodio sono gli insaccati, gli affettati, i formaggi fermentati. Attenzione a prosciutto, pancetta affumicata, salame, lievito, sottaceti, la maggior parte dei biscotti, olive, quasi tutti i cibi in scatola e le patatine fritte. Un cucchiaino da tè contiene cinque grammi di sale: questa è la quantità massima permessa per l'intera giornata. E poi alla larga dalla liquirizia, aumenta la ritenzione del sodio ed elimina il potassio. Da consigliare: riso, farina d'avena e di frumento, frutta, verdura fresca o congelata, patate, carni bianche, pesce fresco, cereali, pane azzimo, latte, olio extravergine d'oliva, kiwi, ricotta e le acque minerali povere di sodio. In generale, preferite cibi freschi, senza aggiungere sale. E se proprio non potete farne a meno, sostituite il sale con un preparato iposodico di quelli comunemente in commercio. Infine, si consiglia di effettuare attività aerobiche, come la corsa o la camminata veloce, mentre è meglio evitare sport di potenza, come ad esempio il sollevamento pesi. La frequenza deve essere di tre volte a settimana, con sessioni di una quarantina di minuti ciascuna.
fonte: http://cervelliamo.blogspot.it/2012/06/ipertensione-i-perche-e-lalimentazione.html