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Ha appena compiuto quarant'anni. Dal 2010 il suo simbolo, la chiocciolina , fa parte della collezione di un museo (il MoMA di New York). Non fa notizia come Facebook e Twitter, e quindi nessuno le attribuisce il merito di avere innescato una qualche rivoluzione. Eppure l'email non è mai stata così diffusa. Nel 2010 ne erano state mandate 107 triliardi. Il numero 107 triliardi si fa fatica anche a visualizzare senza fare un confronto. E quindi prendiamo un minuto, un minuto qualunque nella vita del mondo: in quel minuto vengono scaricate oltre 13mila applicazioni per iPhone, scritti 100mila messaggi per Twitter, aggiornati 700mila status su Facebook. E inviate 170 milioni di email. Inviate è la parola giusta. Perché se poi queste email verranno davvero lette è tutto un altro discorso. Aprirle e leggerle tutte probabilmente vorrebbe dire non fare altro per tutto il giorno. Quei messaggi che si accumulano nelle nostre inbox, non sono infatti una festa, sono un assedio. Al quale si risponde nell'unico modo possibile: eliminando la metà dei messaggi in attesa senza neanche aprirli. Premi "cancella": il cestino è il nostro unico alleato. La seconda giovinezza dell'email (scritta senza trattino dopo la e, come ha solennemente stabilito lo scorso anno l'Associated Press Stylebook), sta diventando un problema sociale. O noi o lei. Inventata alla fine del 1971 dall'informatico Ray Tomlinson (prima di lui, il simbolo della chiocciola non serviva a molto, e si potevano già mandare messaggi elettronici ma soltanto agli utenti di uno stesso computer), l'email ha praticamente l'età di Internet ed è stata senza dubbio l'applicazione più popolare nei primi decenni della storia della rete.
Aprirsi una casella di posta elettronica, anzi spesso più di una, è sempre stato il primo atto di chiunque entri in rete per la prima volta. Il risultato sono gli oltre tre miliardi di profili email attivi nel mondo (uno e mezzo per ogni utente della rete). Parliamo quindi di uno strumento semplicissimo, spesso utilissimo e già quasi antico rispetto alle meraviglie del web 2.0 come gli "hangout" di Google, i videoritrovi dove fino a nove persone possono vedersi, parlare e lavorare a distanza e contemporaneamente sugli stessi documenti. Eppure la vecchia email non solo resiste: cresce. Data per spacciata infinite volte, addirittura sepolta con la nascita dei social network che offrono infiniti modi alternativi di scambiarsi pensieri e parole con le persone che conosciamo, l'email continua a intasare le nostre caselle postali elettroniche dove si accumulano senza sosta i "messaggi ancora da leggere". Quando il contatore del ritardo diventa a tre cifre, l'unica soluzione è attivare la funzione: "segna tutti i messaggi come letti", ma si tratta evidentemente di una scorciatoia che non elimina il senso di colpa. Ci saremo persi qualcosa di importante assieme a tanta spazzatura elettronica? (CONTINUA)
di riccardo luna (Repubblica)
FONTE: http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/27/news/40_anni_e-mail-30559572/