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La sociologia del cyberspazio

Le comunità esistenti nel cyberspazio presentano alcune caratteristiche peculiari: coloro che ne fanno parte rispettano determinate norme e condividono il medesimo linguaggio.

Gli individui che appartengono alle comunità virtuali rimangono abbastanza stabili nel tempo e instaurano relazioni personali su vari livelli, che vanno da una dimensione pubblica allo scambio privato di informazioni. Inoltre, la pratica di riti, quelli religiosi in particolare, è un elemento fondamentale del sentimento comunitario: infatti, al rito non è indispensabile la presenza fisica, piuttosto l’espressione del linguaggio e la condivisione, cose che in rete possono avvenire senza problemi. Quindi, i rituali familiarizzano ancor più i membri fra loro e delimitano i confini entro cui la comunità stessa si muove. L’approccio alla nozione di virtualità è impervio: infatti, per ciò che concerne la sua applicazione al concetto di comunità, la soluzione sta nel fatto di considerare queste aggregazioni in Rete come vere e proprie comunità, con problemi e contraddizioni tipiche di questa forma sociale in una società complessa come quella contemporanea. L’aggiunta dell’aggettivo virtuale al sostantivo comunità è solo un artificio retorico utile a etichettare fenomeni che sfuggono alle categorie sociologiche di cui disponiamo.

All’interno di un percorso storico, la parola virtuale si riferisce a un luogo immaginario: il primo esempio di comunità virtuale risale alla metà del XVII secolo, quando i primi testi a divulgazione scientifica erano capaci di aggregare i lettori sulla base di molteplici interessi comuni. Successivamente, radio, cinema e televisione, attraverso l’uso di rappresentazioni simboliche dotate di potere attrattivo, entrano in modo straripante nell’immaginario collettivo creando i primi gruppi associativi dove il sapere informazioni su un film o un programma rende l’utente un membro di un gruppo piuttosto che un altro.
L’idea di comunità virtuale si sviluppa ulteriormente dagli anni Settanta in poi, grazie alle funzioni interattive del computer, che diventano il campo privilegiato di ogni tipo di aggregazione sociale basato sulla virtualità. Infine, la futura evoluzione del cyberspazio, in ambienti che da testuali diventano multi-dimensionali, lascia spazio a una potenziale quarta fase che si potrà sviluppare grazie all’apporto di prodotti multimediali all’avanguardia. In tempi recenti, il computer è diventato qualcosa di più di uno strumento e di uno specchio: ora possiamo penetrare nello schermo riflettente. Siamo abituati ormai a vivere in mondi virtuali. Possiamo trovarci da soli a scoprire misteri virtuali, navigare oceani virtuali, e progettare grattacieli virtuali. Ma quando penetriamo nello schermo riflettente, troviamo altra gente con sempre più frequenza.

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