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Generazioni di diritti umani: uno sguardo alla loro storia.

Il discorso intorno a un diritto soggettivo, a un diritto a qualcosa, vale a dire l’uso di ius in questo senso invece che nel senso di una obiettiva regolazione dei rapporti, nasce nel XII secolo.

Le modalità di impiego di ius nel senso di un diritto soggettivo, come una sorta di pretesa di diritto e come un diritto umano spettante a tutti allo stesso modo, si svilupparono l’una accanto all’altra nel corso del tardo Medioevo, del Rinascimento e dell’età moderna, in parte venendo mischiate tra loro e in parte fatte giocare l’una contro l’altra all’interno di aspri dibattiti. In questo modo fu proprio il concetto di libertà a compiere un drastico mutamento semantico: da privilegio di gruppo dei non asserviti a diritto inalienabile, uguale per tutti gli uomini.

Un semplice sguardo alle Dichiarazioni dei Diritti dell’uomo del XVIII secolo in America e Francia mostra che non esisteva la distinzione tra diritti di partecipazione e diritti di protezione: tale congiunzione viene definita come la prima generazione dei diritti umani. Rispetto ad essi, vanno distinti i cosiddetti diritti sociali, conseguiti attraverso la lotta come reazione alla questione sociale, dunque alle conseguenze catastrofiche della rivoluzione industriale: a tale proposito di parla di seconda generazione dei diritti umani.

Sotto il titolo di terza generazione dei diritti umani viene talvolta incluso il diritto all’identità culturale con le sue annesse pretese. In questo caso accade spesso che ci si serva del presunto peculiare carattere culturale di una comunità contro le rivendicazioni individuali, relative ai diritti di prima e seconda generazione, da parte di singoli membri del gruppo. Quando si parla di dignità umana, si intende una dignità che inerisce ad ogni uomo come tale, che gli spetta senza ulteriore qualifica: biologica, sociale o anche morale. E’ un concetto normativo che ogni uomo deve difendere di fronte alla possibilità di venir trattato da altri uomini come un semplice mezzo atto al perseguimento dei loro scopi. E’ possibile cercare di cogliere l’idea della dignità umana come l’inespressa pretesa che giace nel nucleo elementare dei diritti umani di prima e seconda generazione.

Durante il XIX secolo divenne d’uso comune il discorso intorno ai diritti soggettivi, ma le pretese di diritto furono adoperate per affermare privilegi individuali invece che formulazione di diritti umani uguali universalmente.

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