Il sistema politico-industriale-militare si è fondato sulla guerra, la logica bellica è prevalente come risorsa fondamentale che connota la sua esistenza e, al di là delle chiacchiere, la sua democrazia. In tante aree del Pianeta la guerra è diventata la normalità dell’esistenza e scandisce le esigenze e la vita quotidiana delle persone.
Per la stragrande maggioranza dell’umanità le condizioni materiali di esistenza diventano sempre più insopportabili, la permanenza del sistema che domina il mondo non induce all’ottimismo. Le moltitudini sono costrette a condizioni di sofferenza e povertà indicibili, mentre la superborghesia mondiale accresce la sua voracità di superprofitti, la logica cieca dell’accumulo detta le politiche dei governi. Il sistema politico globale non solo non è riuscito a sciogliere antiche contraddizioni che si ripropongono e si aggravano, ma alimenta nuove ingiustizie e discriminazioni.
Ciascuno di noi dovrebbe fare uno sforzo per calarsi con mente e cuore nella realtà mondiale sentendo la sofferenza dei bimbi in paesi come Afghanistan, Palestina e tante zone del mondo devastate da guerra e miseria per misurare il livello della tragedia in cui è immersa la nostra specie.
Da anni, nel silenzio dei mass media occidentali, migliaia di bambini iracheni non sopravvivono alle conseguenze dell’embargo economico imposto dall’imperialismo. I fans del sistema avevano propagandato la possibilità che paesi del cosiddetto "terzo” mondo potessero conoscere un nuovo sviluppo. Dopo la vittoria delle rivoluzioni democratiche nell’est europeo vari teorici avevano preannunciato un trionfo del capitalismo che avrebbe favorito una nuova fase. Come si può parlare di sviluppo di fronte a un sistema che ha letteralmente depredato intere aree del mondo, distruggendone le risorse?
L’Africa è un continente alla deriva che è stato schiacciato dall’Occidente, che lo ha utilizzato come riserva di manodopera da sottomettere. Significativamente lo schiavismo ha segnato gli esordi del capitalismo. Il sistema ha eretto un muro nei confronti dei paesi più poveri, ha dimostrato di non sapersi espandere al di là dei luoghi storici in cui è sorto e di alimentare con la sua esistenza le disuguaglianze e sfruttamento nei confronti della maggioranza delle aree del pianeta. Nei paesi dell’Est il trionfo del capitalismo significa sviluppo ipertrofico della speculazione finanziaria, della criminalità, in continuità con la vecchia burocrazia.
Le disuguaglianze generano nuove contraddizioni come quella di milioni di persone che sono costrette all’emigrazione dai loro paesi d’origine. È un fenomeno destinato a crescere, che nessuna misura a difesa delle frontiere da parte dei governi occidentali può fermare.
